Etica e Tecnica

Club Alpino Accademico Italiano
Domenica, 07 Giugno 2020 21:27

Proponiamo  questo interessante studio sulla tenuta dei diversi tipi di fettuccia nelle diverse situazioni operative (punto di ancoraggio, punto di assicurazione).

Si ringraziano gli autori e il Centro Studi Materiali e Tecniche CAI e VFG che chiedono ai lettori la pazienza di leggere le più recenti note conclusive anche alla luce di altri studi fatti successivamente.

NOTE CONCLUSIVE - INTEGRAZIONE

Alla luce dell’evoluzione degli strumenti di misura e delle relative nuove informazioni ricavate dall’analisi dei test fatti per lo studio delle soste (svoltisi successivamente a questo scritto), riteniamo doverose alcune precisazioni.

Per quanto riguarda i test eseguiti a trazione lenta e a fattore di caduta 1, si conferma quanto espresso già all’epoca, ossia un’importante perdita di prestazione che consiglia quindi di utilizzare un moschettone tra i due anelli, qualora si dovesse avere la necessità di prolungare una protezione.

Le prove sono state eseguite a corda bloccata per renderle più possibili ripetitive e la scelta di non superare, come fattore di caduta, il valore di “uno”, nasce per avvicinarsi al caso peggiore di corda rinviata. In ambiente reale, in ogni caso, è presente un freno che dissipa energia e il compagno che con la sua capacità di frenare, abbassa i carichi nella catena di sicurezza; tuttavia per prudenza e in considerazione del caso che per i più svariati motivi il freno potrebbe non entrare in azione, è bene applicare sempre il ragionamento “a favore di sicurezza” e cioè che se mi metto nella condizione peggiore (quella da noi simulata: corda bloccata e fc = 1), significa che nel caso reale, dove il freno fa ciò per cui è utilizzato, le cose non possono che andare meglio, sollecitando meno i materiali che si trovano a resistere, anche se interconnessi tra loro in un modo che porta inevitabilmente a una perdita di resistenza.

Per quanto riguarda l‘utilizzo in sosta è d’obbligo una precisazione; nelle conclusioni precedenti, per ovviare al problema dello schiacciamento delle fettucce in Dyneema da 8 mm, nel caso di cedimento di un ancoraggio e sosta mobile, o per limitare al massimo il fenomeno di fusione nel caso di scorrimento dei nodi, quando si analizzava il caso di fettucce in Dyneema utilizzate nella costruzione di una sosta semimobile (sempre con cedimento di un ancoraggio), si affermava che era preferibile utilizzare fettucce in Nylon di buono spessore, anelli di Kevlar o spezzoni di mezza corda dinamica.

A oggi, alla luce delle prove eseguite dopo questo lavoro, in particolare nello studio delle soste e delle “longe”, si è visto come l’utilizzo di materiale dinamico nella costruzione di una sosta sia di gran lunga da preferire ai materiali analizzati in questo testo. Certo, se si arriva in sosta e si hanno a disposizione solamente delle fettucce in Dyneema o degli anelli in Kevlar, la sosta si farà col materiale che si ha, ma se si può scegliere, è meglio utilizzare del materiale dinamico che aiuta ad abbassare i carichi in sosta in caso di cedimento di un ancoraggio.

Siamo sicuri che in futuro, nuovi studi realizzati con moderni strumenti, quali ad esempio, l’utilizzo di un manichino, al posto della massa d’acciaio, e apparecchiature wireless con cui “strumentare” lo stesso, porteranno a nuovi sviluppi e considerazioni nello studio teorico e pratico dei materiali alpinistici e quello che oggi era una certezza, domani magari lo sarà un po’ meno e si capiranno meglio alcuni fenomeni. Questo è il bello dell’evoluzione nella ricerca che va a pari passi con lo sviluppo degli apparati di misurazione, che via via, diventano sempre più accessibili anche da un punto di vista economico.

Lo studio può essere scaricatopdf qui in formato pdf. Ulteriori approfondimenti di carattere tecnico sul sito CSMT

 

Fettucce: normal, midi, micro…

Bressan Giuliano CSMT CAI – CAAI

Polato Massimo CSMT VFG – CAI Sez. Mirano

Come per un apparato elettronico di ultima generazione, anche le fettucce utilizzate in alpinismo hanno subito negli anni un processo di riduzione delle dimensioni.

Chi di noi non è mai stato tentato, almeno una volta, da quelle bellissime fettucce in Dyneema da 8 mm, così fini e leggere, simbolo della più recente tecnologia costruttiva in fatto di materiale alpinistico? E’ di questi dispositivi che vogliamo occuparci in questo articolo, cercando di analizzarne, in modo oggettivo, le prestazioni.

L’avvento di nuovi materiali, in particolare dal mondo della nautica (in cui si ricercano alti carichi di rottura e basso assorbimento di acqua), ha portato anche in campo alpinistico delle novità; a fianco al classico Nylon, hanno fatto la loro comparsa, nella costruzione di cordini e fettucce, nuovi materiali quali Kevlar, Dyneema, Spectra, Technora, Vectran e tutte le varianti miste tra questi, come, ad esempio, il Tech Web ossia un mix di Nylon e Dyneema. Dietro ad ognuno di questi nomi commerciali ci sta un composto chimico ben preciso, frutto di molta ricerca, conclusa con un brevetto depositato.

Tralasciando le specificità dei materiali presenti nel mercato (anche se la cosa potrebbe essere oggetto di un lavoro successivo), ci vogliamo concentrare su alcuni aspetti che riguardano le fettucce, elencando alcuni casi concreti di utilizzo in cui si potrebbero verificare delle criticità. In particolare vorremmo analizzare due tipi di impiego delle fettucce; uno legato al loro uso come protezione e l’altro riguardante il loro utilizzo nella costruzione di una sosta.

In particolare vorremmo rispondere a queste domande:

  • Se uniamo tra loro due fettucce (perché ad esempio vogliamo prolungare una protezione), con un nodo a strozzo, la loro resistenza ne risente?
  • Esiste una controindicazione nel loro uso come collegamento degli ancoraggi di sosta?

Per dare risposta a queste domande abbiamo eseguito una serie di test, impiegando una gran quantità di fettucce di vario spessore e materiale; in particolare abbiamo preso in considerazione questi tipi di fettucce precucite: Nylon, larghezza 15 mm, Dyneema larghezza 12 mm e Dyneema larghezza 8 mm.

  • TEST A TRAZIONE LENTA

Per cercare di rispondere alla prima domanda, abbiamo iniziato una serie di test sia statici che dinamici.

Ogni alpinista può portare con sé differenti fettucce di diversi materiali e, nel prolungare una protezione, può dare origine ad un mix di situazioni totalmente casuali; tra la grande varietà di casi possibili, ne abbiamo isolati quattro che riteniamo significativi ai fini della nostra analisi.

Nello specifico abbiamo individuato due tipi di giunzione degli anelli di fettuccia precucita; una generata da un nodo a strozzo e l’altra da un nodo piano. Il passo successivo, nella creazione del “mix” di situazioni è stato quello di unire assieme differenti tipologie di spessori e materiali.

immagine 1immagine 1Nella foto (immagine 1), due esempi delle combinazioni appena esposte: nodo a strozzo (a sinistra) e piano (a destra), utilizzando le fettucce in Dyneema da 8 e 12 mm.

Stessa cosa vale per il sistema Dyneema 8 mm – Nylon 15 mm.

I test a trazione lenta, eseguiti presso il laboratorio del Centro Studi Materiali e Tecniche del CAI, hanno evidenziato che a causa dell’ “effetto” nodo che viene a crearsi, la resistenza meccanica del sistema si riduce di molto rispetto a quella della singola fettuccia. Ricordiamo che per una fettuccia precucita, il valore di resistenza minima prescritto dalla norma EN-566, è di 22 kN.

TIPO PROVA CARICO MEDIO
[daN]
CASO A
(nodo a strozzo)
Dyneema 8 mm / Dyneema 12 mm
1346
CASO A
(nodo a strozzo)
Dyneema 8 mm / Nylon 15 mm
1401
CASO B
(nodo piano)
Dyneema 8 mm / Dyneema 12 mm
1355
CASO B
(nodo piano)
Dyneema 8 mm / Nylon 15 mm
1161

Nella tabella qui sopra si riportano i carichi medi ottenuti nelle prove effettuate con le varie configurazioni precedentemente descritte.

  • TEST DINAMICI A FATTORE DI CADUTA 1

immagine 2immagine 2Una volta analizzato il comportamento delle fettucce accoppiate assieme a trazione lenta, siamo passati ai test dinamici eseguiti all’apparecchio Dodero del laboratorio CSMT-CAI, opportunamente configurato per eseguire le prove (immagine 2).

Perché le prove sono state effettuate a fattore di caduta 1? Perché all’inizio ci eravamo chiesti quale fosse stato il comportamento delle fettucce, qualora fossero state utilizzate accoppiate (nei vari modi precedentemente descritti), per prolungare una protezione.

Ecco allora che in questo caso il fattore di caduta di riferimento più vicino a tale caso è quello pari a 1.

immagine 3immagine 3

La massa di 80 kg, viene fatta cadere dalla posizione in cui si vede nella foto precedente (immagine 2) e quindi la caduta può essere pari al massimo alla lunghezza delle due fettucce.

Nella foto seguente (immagine 3), un particolare del nodo a strozzo utilizzato in uno dei vari accoppiamenti. Nel caso specifico: Dyneema 8 mm / Nylon 15 mm.

I risultati di questi test sono in perfetta sintonia con quanto si è visto in uno studio effettuato sulle “Longe” e con quanto compare in letteratura riguardo a delle prove sullo stesso argomento effettuate all’estero (vedi “Sling and anchor of outrageous fortune” di George McEwan).

Nel passare da materiali “dinamici” come il Nylon a materiali più “rigidi” come il Dyneema, il comportamento delle fettucce cambia.

La resistenza meccanica dell’intero sistema formato dall’accoppiamento delle due fettucce cala bruscamente e, di conseguenza, il sistema cede. I dati riportati nella tabella che segue rappresentano i carichi medi a cui le varie combinazioni hanno ceduto.

TEST DINAMICO (CADUTA A FC=1)
TIPO PROVA CARICO MEDIO
[daN]
 
CASO A
(nodo a strozzo)
Dyneema 8 mm / Dyneema 12 mm
432
CASO A
(nodo a strozzo)
Dyneema 8 mm / Nylon 15 mm
864
 
CASO B
(nodo piano)
Dyneema 8 mm / Dyneema 12 mm
442
CASO B
(nodo piano)
Dyneema 8 mm / Nylon 15 mm
1067
 

 

Le immagini 4, 5 e 6, riportano alcune foto delle fettucce al termine delle prove.

immagine 4immagine 4

 

immagine 5immagine 5

immagine 6immagine 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo stesso tipo di test eseguito con delle fettucce in Nylon riutilizzate, produce dei risultati molto diversi; e questo conferma quanto sappiamo sul diverso comportamento tra Nylon e altri materiali più “rigidi”, quando a questi ultimi si affidi il compito di assorbire energia e non solo di trasmettere forze (vedi “Longe e Daisy Chain: impieghi” , G. Bressan, M. Polato, Annuario Accademico 2012-2013)

Nella tabella che segue troviamo i risultati di questi test. Nessuna fettuccia si è rotta ma attenzione ai valori di forza d’arresto registrati, che sono comunque superiori a 1200 daN e siamo “solo” a fattore di caduta 1 !!!

TEST DINAMICO (CADUTA A FC=1)
TIPO PROVA CARICO MEDIO
[daN]
Nylon 15 mm / Nylon 15 mm
nodo piatto
Fettucce già utilizzate nelle prove precedenti
1451

 

TEST CON IMPIEGO IN SOSTA

Per dare risposta alla seconda domanda che ci eravamo posti all’inizio, ci siamo spostati alla “torre” del CSMT del CAI a Padova e abbiamo eseguito dei test, utilizzando sempre le tre tipologie di fettucce usate nelle prove precedenti e impiegandole nella costruzione di tre tipi di soste: una “mobile”, una “semimobile” ed una “fissa-bilanciata”; tutte su due ancoraggi.

Per ognuna di queste, inoltre, abbiamo eseguito dei test ipotizzando due diverse situazioni operative:

  1. SENZA cedimento di un ancoraggio
  2. CON cedimento di un ancoraggio

3.1 Utilizzo delle fettucce in sosta SENZA cedimento di un ancoraggio.

immagine 7immagine 7Nella foto a lato (immagine 7), viene indicata la configurazione della prova con la fettuccia in Dyneema 8 mm.

Tale configurazione vale anche per le prove eseguite con gli altri tipi di fettuccia e di sosta.

La massa (di 80 kg), viene fatta cadere da un’altezza di 1,5 m sopra il vertice della sosta (quindi per una lunghezza di volo complessiva di ≈3 m), ed è collegata alla sosta in modo fisso (non vi è la presenza di alcun freno). In questo modo si simula la situazione più critica che possa succedere ad una cordata, ovvero, la caduta del primo direttamente sulla sosta.

Questo accorgimento si è reso necessario per poter avere un elevato grado di ripetibilità in tutte le prove. È sicuramente una condizione di prova severa, ma ribadiamo che nello studio dei materiali alpinistici è bene porsi sempre nella situazione peggiore (anche se ha bassa probabilità di verificarsi), perché se il sistema resiste in questa configurazione, a maggior ragione resisterà quando si troverà a lavorare in una modalità migliore. Nel caso alpinistico ricordiamo che il sistema si trova a lavorare in “condizioni migliori” quando tra la massa e il vertice della sosta è interposto un freno, che dissipa la quasi totalità dell’energia di caduta.

In questa prima situazione si è visto come non ci sia sostanzialmente alcun problema per quel che riguarda tutti i tipi di fettuccia impiegati nell’utilizzo su sosta mobile e semimobile.

 

 

Alcune criticità si sono verificate con la sosta fissa-bilanciata nel caso delle fettucce in dyneema da 8 mm, in cui la fettuccia si è tranciata o lesionata (immagine 8) nel nodo al vertice.

immagine 8immagine 8

 

        immagine 9immagine 9

 

 

 

 

 

 

 

 

3.2 Utilizzo delle fettucce in sosta CON cedimento di un ancoraggio.

Se nel caso precedente non si sono evidenziati tutto sommato grossi problemi, nel caso in cui uno dei due ancoraggi di sosta dovesse cedere la questione si pone in termini ben più critici dal punto di vista del comportamento delle fettucce.

immagine 10immagine 10Il set-up di prova in questo caso è quello riportato nell’immagine 10 e il cedimento di uno degli ancoraggi è stato operativamente realizzato interponendo tra l’occhiello della cella di carico di sinistra ed il relativo moschettone un singolo trefolo di corda dinamica. Questo accorgimento ci permette di avere la perfetta ripetibilità dell’evento per tutte le prove.

Come nel caso precedente, questa configurazione è stata adottata per tutti i tipi di fettuccia presi in considerazione e per tutti e tre i tipi di sosta analizzati.

3.2.1 Sosta mobile con cedimento.

Nel caso di SOSTA MOBILE, emerge in maniera netta la criticità dell’uso della fettuccia nella sua costruzione. In caso di cedimento di uno dei due ancoraggi, infatti, succede che il moschettone che sta sul vertice della sosta, trascinato verso il basso dalla massa, va ad impattare contro il moschettone dell’ancoraggio che è saltato.

Questo impatto fra i due moschettoni può avvenire con due modalità diverse; in particolare può verificarsi che la fettuccia si trovi pizzicata tra i due moschettoni oppure no e queste due eventualità possono generarsi in maniera del tutto casuale (immagine 11 e 12).                                        immagine 12immagine 12

immagine 11immagine 11

Il risultato macroscopico di questi due tipi di comportamento è che se nel momento dell’impatto ci troviamo nella situazione peggiore delle due, ovvero nel caso in cui la fettuccia viene pizzicata tra i due moschettoni, il sistema:

  • CEDE se la fettuccia è in Dyneema 8 mm
  • RESISTE nel caso di fettucce in Dyneema 12 mm e Nylon 15 mm

In questo secondo caso, comunque, pur resistendo, le fettucce si lesionano in modo importante (vedi immagini 13, 14, 15 e 16)

immagine 13immagine 13

 

immagine 14immagine 14

 

 

immagine 15immagine 15

 

immagine 16immagine 16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3.2.2 Sosta semimobile con cedimento.

Il secondo caso che prendiamo in esame è quello della SOSTA SEMIMOBILE.

immagine 17immagine 17A differenza del caso precedente, ora il moschettone del vertice della sosta non va ad impattare direttamente sul moschettone dell’ancoraggio che salta, perché vi trova interposto il nodo che si fa per rendere la sosta più o meno mobile (immagine 17).

In tutte le nostre prove, questo nodo è stato fatto a circa 10 cm da moschettone dell’ancoraggio.

Abbiamo detto che il moschettone del vertice non va a cozzare contro quello dell’ancoraggio che salta, ma anche in questa situazione succede qualcosa che tanto bene alle fettucce non fa…

Per spiegare il meccanismo che si innesca, immaginiamo di guardare al rallentatore la scena; una volta che la massa si trova nel punto più basso, comincia a sollecitare la sosta; il ramo vincolato dalla parte del fusibile entra in tensione e quest’ultimo, avendo una bassissima resistenza salta.

A quel punto il moschettone del vertice scorre ad arrivare in battuta del nodo costruito vicino all’ancoraggio.

Dovrebbe essere tutto finito ma invece inizia un altro fenomeno. Il moschettone del vertice che è arrivato in battuta del nodo, continua a trazionarlo e questo inizia a scorrere, generando calore e dissipando una parte di energia. Questo scorrimento continuerà fino a quando il sistema non raggiungerà un nuovo stato di equilibrio se i nodi che rendono la sosta più o meno mobile sono fatti vicino al vertice.

Se, invece, i nodi sono fatti vicino ai moschettoni degli ancoraggi (come nel nostro caso), essendoci poca possibilità di scorrimento, il nodo scivolerà fino ad arrivare in battuta del moschettone (vedi immagine 18)    immagine 18immagine 18

Rimane da fare un’ultima considerazione in relazione a quanto appena spiegato, sulla natura del materiale della fettuccia. La fibra polietilenica essendo molto scivolosa tende ad accentuare molto il fenomeno di scorrimento sopra esposto; inoltre avendo anche un basso punto di fusione (≈ 150°C), la cosa risulta ancor più preoccupante.

Non a caso in tutte le prove con questo tipo di sosta, le fettucce in Dyneema, siano esse da 8 o 12 mm, hanno ceduto. Il calore generato nello scorrimento ha indebolito la fettuccia al punto di fonderla.

Anche il Nylon non è uscito molto bene da queste prove (si vede bene nell’immagine 18), e non sempre ha resistito.

3.2.3 Sosta fissa-bilanciata con cedimento.

immagine 19immagine 19L’ultimo caso considerato nell’utilizzo delle fettucce in sosta è quello della sosta FISSA-BILANCIATA la cui configurazione è quella rappresentata nell’immagine 19.

Si tratta di fatto di una sosta fissa e quindi gode di due grandi vantaggi:

  • Non è interamente compromessa, qualora un ramo che la compone venga, per qualche motivo, tranciato.
  • In caso di fuoriuscita di un ancoraggio il vertice della sosta presenta un abbassamento minimo legato solo all’elasticità del materiale e alla strizione del nodo al vertice.

In tutte le prove eseguite con gli anelli di fettuccia in Dyneema, sia nella versione da 8 mm che in quella da 12 mm, il risultato è stato sempre il cedimento dell’intera sosta.

Quando salta uno dei due ancoraggi, il moschettone al vertice inizia a trazionare il ramo dell’ancoraggio rimasto e a schiacciare il nodo al vertice. Con materiali molto scivolosi, come il Dyneema, il nodo inizia a scorrere generando calore e raggiungendo, così, molto velocemente la temperatura di fusione e, di conseguenza, arrivando a rottura.

Guardando attentamente nel punto di rottura si possono riconoscere due interfacce: una di fusione e una di strappo.

 

 

 

immagine 20immagine 20

Questo si verifica perché il processo di rottura avviene in due fasi:

una prima fase in cui si innesca un processo di fusione sulle fibre esterne che, sfregando le une sule altre durante lo scorrimento del nodo, portano a generare una quantità di calore sufficiente a raggiungere il punto di fusione;

vi è poi, una seconda fase, in cui le fibre più interne non interessate dal processo di fusione (ma che comunque si sono riscaldate e che quindi perdono parte della loro resistenza meccanica), danno luogo ad una sezione resistente che è insufficiente per resistere alle forze esterne applicate e perciò cedono di schianto.

Ricordiamo che il Dyneema ha una temperatura di fusione molto bassa: circa 150°C; ecco perché, in genere, se ne sconsiglia (caldamente!) l’utilizzo in tutte quelle manovre dove vi sia un possibile scorrimento e quindi attrito e di conseguenza generazione di calore.

Nelle prove in cui si è utilizzata la fettuccia di Nylon le cose sono andate decisamente meglio, e nonostante vi siano segni di fusione della parte esterna della fettuccia ed una forte strizione al nodo, il sistema ha sempre tenuto.

La temperatura di fusione del Nylon è di circa 220°C, quindi, se si notano segni di fusione anche in questo caso, significa che la temperatura generata durante lo scorrimento è arrivata a questo valore. Capiamo bene, dunque, come il Dyneema si trovi in difficoltà visto che la sua temperatura di fusione è più bassa !!!

Nelle immagini qui sotto (immagine 21, 22, e 23), si può verificare a livello macroscopico lo stato finale delle varie fettucce alla fine dei test.

immagine 21immagine 21

 

immagine 22immagine 22

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

immagine 23immagine 23

 

  • CONCLUSIONI E RINGRAZIAMENTI

Alla fine di tutte queste numerose prove cerchiamo di sintetizzare i risultati arrivando ad alcune conclusioni, distinguendo in base ai vari tipi di utilizzo che decidiamo di fare delle fettucce.

Per quel che riguarda l’accoppiare assieme due fettucce per prolungare una protezione, perlomeno nelle modalità qui testate, non sembra essere una gran bella soluzione.

L’uso di materiali diversi, di larghezze diverse e il nodo di accoppiamento generano un mix di fattori che portano a ridurre di molto il carico di rottura rispetto all’impiego di una singola fettuccia, anche se si tratta di materiali ad elevate prestazioni; fa eccezione il caso “Nylon/Nylon” che garantisce ancora una certa riserva di resistenza, ma anche in questo caso la resistenza meccanica risulta essere inferiore a quella dei 22 kN prescritti dalla norma EN-566.

Ci sentiamo di affermare quindi che se abbiamo la necessità (per i più svariati motivi), di prolungare una protezione, la cosa migliore sia quella di impiegare un unico anello precucito di lunghezza maggiore e non unirne due assieme, oppure di interporre tra i due anelli un moschettone. Possiamo altresì affermare che, per questo tipo d’impiego, l’uso degli anelli precuciti in Dyneema di basso spessore (8 mm), non trova nessuna controindicazione!

Per quanto concerne l’uso degli anelli precuciti in Dyneema nella costruzione di una sosta, ci sentiamo di sconsigliarne l’impiego.

Non perché l’anello precucito di basso spessore porti in sé una più limitata resistenza meccanica (abbiamo visto che non è così), ma perché in questo specifico impiego e nell’ipotesi di cedimento di un ancoraggio, si crea una particolare condizione per cui questo tipo di dispositivi (che in altre situazioni, lo ripetiamo, si dimostrano estremamente resistenti), non sono assolutamente indicati.

Nella costruzione di soste si consiglia l’uso di fettucce di buon spessore in Nylon, o meglio, l’impiego di cordini in kevlar o spezzoni di mezza corda dinamica.

Un particolare ringraziamento, infine, va all’amico e tecnico del laboratorio del CSMT Sandro Bavaresco la cui presenza e competenza si rivela sempre fondamentale nello svolgimento di tutte le attività effettuate presso la “torre” ed il laboratorio.

Bibliografia

[1] CNSASA, “Tecnica di Roccia”, CAI, 2008

[2] CIMT VFG, Sicurezza in pillole “Autoassicurazione in sosta con fettuccia pre-cucita”, Le Alpi Venete, 1-2010

[3] Zoppello C. “La longe in speleologia”, Le Alpi Venete, 1-2011

[4] Antonini G., Piazza O., “Test sui materiali: Le longes”, Il Soccorso Alpino, aprile 2012

[5] Bressan G., Polato M., “Longe e Daisy Chain: impieghi”, Annuario Accademico 2012-2013

Lunedì, 11 Maggio 2020 16:04

Dal 1908 l’Annuario CAAI documenta l’evoluzione dell’alpinismo sulle Alpi e nel mondo, proponendo agli appassionati approfondimenti storici, culturali e di pensiero per un alpinismo libero,

ecocompatibile e rispettoso della storia, delle tradizioni locali e orientato alla conservazione dei valori originari di avventura, impegno e lealtà di approccio.

Dopo le pubblicazioni dal 1981 al 1999 vedi qui ecco ora gli annuari dal 2000 al 2019, con i relativi sommari e un articolo estratto random.

Gli annuari sono disponibili presso il distributore fiduciario Idea Montagna. Si possono ordinare online senza spese di spedizione.

https://www.ideamontagna.it/librimontagna/catalogolibrimontagna.asp?col=Accademico

 a cura di Alberto Rampini

 

2000

Annuario 2000

 

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 pdfAnnuario_2000_Aiguille_Noire_de_Peuterey_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2001/2002

Annuario 2001 2002

 

  pdfAnnuario_2001_2002_Sommario.pdf 

 pdfAnnuario_2001_2002_L_apparenza_e_la_visione_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2003

Annuario 2003

 

 pdfAnnuario_2003_Sommario.pdf

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2004

annuario accademico 1904 2004 01

 

 Numero speciale per il centenario della fondazione del C.A.A.I.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2005

Annuario 2005

 

pdfAnnuario_2005_Sommario.pdf

pdfAnnuario_2005__Eiger_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2006

Annuario 2006

 

 pdfAnnuario_2006_Sommario.pdf

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2007/2008

Annuario 2007 2008

 

  pdfAnnuario_2007_2008_Sommario.pdf 

 pdfAnnuario_2007_2008_Sui_fondamentali_dell_etica_dell_alpinismo_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2009

Annuario 2009

 

  pdfAnnuario_2009_Sommario.pdf

 pdfAnnuario_2009_Paine_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2010

Annuario 2010

 

  pdfAnnuario_2010_Sommario.pdf

 pdfAnnuario_2010_La_questione_del_trad_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2011

Annuario 2011

 

  pdfAnnuario_2011_Sommario.pdf

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2012/2013

Annuario 2012 2013

 

  pdfAnnuario_2012_2013_Sommario.pdf

 pdfAnnuario_2012_2013_Cervino_parete_Nord_via_Bonatti_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2014/2015

Annuario 2014 2015

 

  pdfAnnuario_2014_2015_Sommario.pdf

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2016

Annuario 2016

 

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2017/2018

Annuario 2017 2018

 

  pdfAnnuario_2017_2018_Sommario.pdf

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2019

Annuario 2019

 

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Venerdì, 08 Maggio 2020 21:55

37824La ricognizione primaverile al Bivacco della Sassa ci ha riservato un'amara sorpresa: la struttura risulta completamente distrutta dalle avversità atmosferiche e dalle pesanti nevicate della passata stagione invernale.

Il Bivacco della Sassa-Ceresa si trova alla testata di un selvaggio vallone laterale della Valpelline, raggiungibile in 3,5 ore  dalla frazione Chamin, in comune di Bionaz.

Era una costruzione in legno e lamiera che nel 1988 prese il posto del vecchio bivacco installato nel lontano 1929. Aveva 15 posti e serviva da base per le salite nell'alta Comba della Sassa (Becca Blanchen, Becca des Lacs, Becca Bovet ecc). 

Il CAAI si sta attivando per valutare l'entità dei danni ed il ripristino della struttura, che risulta al momento completamente distrutta e non utilizzabile.

Il Bivacco della Sassa

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                                                                                                                                                                       Foto Paolo Charbonnier

Mercoledì, 06 Maggio 2020 14:58

INAGIBILITA COVIT

 

 

 

Per motivi di sicurezza legati all’emergenza Covid 19 i bivacchi di proprietà del C.A.A.I. sono temporaneamente inagibili.

I Bivacchi del C.A.A.I.

Resteranno aperti solo per rispondere alle eventuali effettive emergenze.

Si tratta di strutture spesso caratterizzate da spazi esigui,

tali da non consentire il necessario distanziamento interpersonale,

non presidiate e che quindi non possono essere sanificate dopo ogni utilizzo.

Si raccomanda di non prevedere l’utilizzo di bivacchi per escursioni e ascensioni programmate:

le strutture rimangono aperte  esclusivamente per situazioni di reale emergenza

e chiunque ne faccia uso si assume in proprio la responsabilità per eventuali conseguenze negative.

Si provvederà a dare avviso quando si potrà tornare ad una fruizione normale dei bivacchi

e speriamo che quel giorno non sia troppo lontano.

 

                         

Mercoledì, 15 Aprile 2020 12:19

Dal 1908 l’Annuario CAAI documenta l’evoluzione dell’alpinismo sulle Alpi e nel mondo, proponendo agli appassionati approfondimenti storici, culturali e di pensiero per un alpinismo libero, ecocompatibile e rispettoso della storia, delle tradizioni locali e orientato alla conservazione dei valori originari di avventura, impegno e lealtà di approccio.

Oltre al primo numero del 1908, proponiamo in due puntate gli annuari degli ultimi 40 anni, con i relativi sommari e un articolo estratto random.

Di seguito le pubblicazioni dal 1981 al 1999 e nella puntata successiva quelle dal 2000 al 2019.

Buona parte degli annuari è ancora disponibile presso il distributore fiduciario Idea Montagna, presso il quale le pubblicazioni si possono ordinare per riceverle con spedizione gratuita.

https://www.ideamontagna.it/librimontagna/catalogolibrimontagna.asp?col=Accademico

 a cura di Alberto Rampini

IL PRIMO ANNUARIO - ANNO 1908

Annuario 1908

 

 

 

pdfAnnuario_1908_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1908_introduzione_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

ANNUARI DAL 1981 AL 1999

1981

Annuario 1981

 

 

 

pdfAnnuario_1981_Sommario_Annuario_1981.pdf

 

pdfAnnuario_1981_Il_senso_esoterico_della_montagna_compressed.pdf

 

pdfAnnuario_1981_Nanga_Parbat_compressed.pdf

 

 

 

1982

Annuario 1982

 

 

 

pdfAnnuario_1982_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1982_Del_Cervino_dinverno_compressed.pdf

 

 

 

 

 

1983

Annuario 1983

 

 

 

pdfAnnuario_1983_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1983_Alberto_De_Agostini_compressed.pdf

 

 

 

 

 

1984

Annuario 1984

 

 

 

 

 pdfAnnuario_1984_Sommario.pdf

pdfAnnuario_1984_Spedizione_CAAI_in_Hindu_Kush_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

1985/1986

Annuario 1985 1986

 

 

 

 

pdfAnnuario_1985_1986_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1985_86_La_cresta_dell_Innominata_ricordo_di_Francesco_Ravelli.pdf

 

 

 

 

 

1987

Annuario 1987

 

 

 

 

pdfAnnuario_1987_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1987_Emilio_Comici_compressed.pdf

 

 

 

 

 

1988

Annuario 1988

 

 

 

 

pdfAnnuario_1988_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1988_Il_declino_dell_avventura_compressed.pdf

 

 

 

 

 

1989

Annuario 1989

 

 

 

 

pdfAnnuario_1989_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1989_Dhaulagiri.pdf

 

 

 

 

 

1990

Annuario 1990

 

 

 

 

pdfAnnuario_1990_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1990_Conformismo_rovina_dell_alpinismo_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

1991

Annuario 1991

 

 

 

pdfAnnuario_1991_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1991_L_alpinismo_lungimirante_di_Guido_Machetto_compressed.pdf

 

 

 

 

 

1992

Annuario 1992

 

 

 

pdfAnnuario_1992_Sommario.pdf

 

 pdfAnnuario_1992_Dalla_retorica_della_wilderness_compressed_2.pdf

 

 

 

 

 

1993

Annuario 1993

 

 

 

pdfAnnuario_1993_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1993_Il_grande_pilastro_verso_il_sole.pdf

 

 

 

 

 

1994

Annuario 1994

 

 

 

pdfAnnuario_1994_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1994_Brenva.pdf

 

 

 

 

 

1995

Annuario 1995

 

 

 

pdfAnnuario_1995_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1995_John_Muir_compressed.pdf

 

 

 

 

 

1996

Annuario 1996

 

 

pdfAnnuario_1996_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1996_Ambientalismo_alpinistico_in_Pakistan_compressed.pdf

 

 

 

 

 

 

1997

Annuario 1997

 

 

 

pdfAnnuario_1997_Sommario.pdf

pdfAnnuario_1997_Alpinismo_come_cultura_di_Massimo_Mila_.pdf

pdfAnnuario_1997_Il_nuovo_mattino_compressed.pdf

 

 

 

 

1998

Annuario 1998

 

 

 

 

pdfAnnuario_1998_Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1998_Riconoscimento_Paolo_Consiglio_1998_compressed.pdf

 

 

 

 

1999

Annuario 1999

 

 

 

pdfAnnuario_1999__Sommario.pdf

 

pdfAnnuario_1999_I_corsi_di_alpinismo_eco_compatibile_in_India_compressed.pdf

Domenica, 05 Aprile 2020 13:22

 

Albert Frederick Mummery, il primo alpinista della storia a progettare e tentare di scalare un Ottomila

di Silvia Mazzani (GISM)

Lunedì, 30 Marzo 2020 11:14

I più recenti contributi degli Accademici sulla Rivista del CAI Montagne360

Venerdì, 20 Marzo 2020 08:46

 

SPEDIZIONE ANTARCTICA 2020

Inizio d’anno proficuo per Gian Luca Cavalli (CAAI Gruppo Occidentale), Manrico Dell’Agnola (CAAI Gruppo Orientale e GISM) e Marcello Sanguineti (CAAI Gruppo Occidentale e GISM), da poco tornati dalla Penisola Antartica dove hanno trascorso l’intero mese di gennaio (SPEDIZIONE ANTARCTICA 2020).

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Attività scientifica

Si è trattato di una spedizione alpinistico-esplorativa ma anche scientifica, nell’ambito del progetto di ricerca dell’Istituto di Scienze Polari (ISP) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), per il campionamento del manto nevoso in varie zone, partendo dai ghiacciai a livello del mare e procedendo a intervalli regolari di quota crescente. Questo consentirà un'analisi della presenza di nuovi inquinanti anche in funzione dell'altezza e non solo in base all'area geografica.

 

 

 

 

Attività esplorativa                                                                        IMG 6332 800x600

L'attività esplorativa ha riguardato ghiacciai

e pareti delle isole:

- Booth Island

- Bryde Island

- Rongé Island

- Wiencke Island

- Anwers Island

con particolare attenzione a quelli che si affacciano su

- Lemaire Channel

- Peltier Channel

- Neumayer Channel

- Börgen Bay

 

 

Attività alpinistica

Successo anche per l’attività alpinistica, con l'apertura di due vie:

"Via della Seta" (600m, AI4, M4), su una vetta battezzata "Cima Cocoon" (gruppo degli Zeiss Needles - Arctowski Peninsula)

"Terzo Paradiso" (700m, AI5, M5), sulla Gateway Ridge (Börgen Bay - Anwers Island).

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Attività scialpinistica

L'attività scialpinistica si è svolta sui ghiacciai del Mount Britannia e del Mount Scott e su Nobel Peak e Jabet Peak.

 

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Test di materiali

Sono stati testati capi di abbigliamento prodotti con un l’innovativo tessuto in pura seta COCOON, prodotto dal lanificio Botto Giuseppe di Biella, azienda campione di sostenibilità ambientale.

Leggi qui il report della spedizione pdfReport Spedizione ANTARCTICA 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Banner sponsor 

Sponsor e patrocinatori: COCOON di Botto Giuseppe, Biella Città Creativa UNESCO , Fondazione Cassa di Risparmio Biella, CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) – ISP (Istituto di Scienze Polari), DIBRIS (Dipartimento di Informatica, Bioingegneria, Robotica e Ingegneria dei Sistemi) - Università di Genova, Sant’Andrea Novara, Tintoria2000, East End Silks, CAI Sezione Biella, CAI Centrale, CAAI (Club Alpino Accademico), Karpos, Scarpa, DF Sport Specialist, Blizzard, Hotel Vesuvio Rapallo, Mountain Sicks, Dynasprint, Dolomia, Unifarco, Kask, Gabel, MantisPro affilatura viti da ghiaccio, Merzdorf fine food, This1

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Di seguito la storia della spedizione dai report puntuali di MontagnaTV, che si ringrazia:

 

28 dicembre 2019

Antartide, partita la spedizione di Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola

2 Gennaio 2020

Antartide, la spedizione oltre la “Fin del Mundo” di Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola

17 Gennaio 2020

Aperta una prima via in Antartide per Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola

21 gennaio 2020

Antartide: Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola verso il Mount Rennie

26 gennaio 2020

Terzo Paradiso, nuova via nel cuore dell’Antartide di Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola

31 gennaio 2020

Antartide, ultime salite scialpinistiche prima del rientro per Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola

10 febbraio 2020

Sanguineti, Cavalli e Dell’Agnola tornati a casa. Il racconto e le foto dell’avventura in Antartide

 

 

 

 

 

 

 

 

Venerdì, 13 Marzo 2020 17:25

di A. Rampini

Il Consiglio Generale del CAAI ha ratificato a pieni voti l’ammissione all’Accademico dei due forti alpinisti.

Personaggi diversi per generazione e per storie personali ma accomunati da una grande passione per la montagna e le prestazioni di alto livello, senza per questo essere semplicemente degli atleti della verticale.

Leonardo Gheza

leonardo ghezaClasse 1991, libero professionista iscritto alla Sezione di Breno, Leonardo inizia nel 2015 l’attività alpinistica di alto livello, specializzandosi nella scalata su roccia e nei concatenamenti in velocità.

Le vie moderne d’ingaggio e di grado elevato si affiancano alle grandi classiche del Bianco (Pilone Centrale del Freney, Sperone Walker alle Jorasses, Americana al Fou), delle Dolomiti (Hasse Brandler alla Grande di Lavaredo), dell’Oberland (Nord dell’Eiger), dello Yosemite (The Nose al Capitan), della Patagonia (Patagonicos Desesperados alla Poincenot).

Un giovane che sicuramente farà parlare di sé nei prossimi anni.

Denis Urubko

denis urubko na k2 450191 GALLERY BIGClasse 1973, di professione giornalista, iscritto alla Sezione di Bergamo, inizia l’attività nel 2000 e lascia un segno importante nella storia dell’Alpinismo Himalayano. Al suo attivo la salita dei 14 Ottomila senza ossigeno, alcuni per vie nuove e in stile alpino. Ha salito in prima invernale il Makalu e il Gasherbrum II.

 

Numerose le vie nuove tra le quali spicca nel 2019 la via nuova in stile alpino, in solitaria e senza ossigeno al Gasherbrum II. Ha aperto e ripetuto, anche in solitaria, grandi vie su roccia e misto in Tien Shan, Pamir, Kamciatka, Altay ecc.

Emerge il suo stile e spirito “puro” di andare in montagna libero dalle motivazioni commerciali. Vanno ricordati anche i generosi interventi di salvataggio in altissima quota (Jean-Christophe Lafaille al Broad Peak nel 2003, Elisabeth Revol al Nanga Parbat nel 2018 e Francesco Cassardo al G VII nel 2019).

Denis ha vinto per tre anni l’Asian Piolet d’Or (nel 2006 per una via nuova sul Manaslu, nel 2009 per una via nuova sul Cho Oyu e nel 2011 per una via nuova sul Pik Pobeda). Per la via nuova sul Cho Oyu viene premiato anche con il Piolet d’Or nel 2010.

pdfArticolo_su_Lo_Scarpone.pdf

 Foto di copertina dal Post di Leonardo Gheza

Martedì, 10 Marzo 2020 20:56

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino, nella piena consapevolezza della situazione di estrema criticità del sistema sanitario e del Paese nel suo insieme, lancia un appello agli alpinisti invitandoli alla massima responsabilità, evitando di andare in montagna per escursioni, salite, arrampicate per rispetto di sè stessi e della collettività.

Ecco il testo dell'appello, che ognuno di noi deve far proprio con responsabilità e senso civico.

 

 

“I nostri medici negli ospedali ad assistere i contagiati, state a casa”, l’appello del Soccorso Alpino

La montagna italiana è stata chiusa

Arriva anche l’appello del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS a essere responsabili e a stare a casa. Rinunciare alla montagna non solo per evitare di contagiare gli altri o se stessi, ma anche per non rischiare di gravare, in caso di necessità, sul sistema sanitario nazionale che oggi più che mai ha bisogno dei medici e degli infermieri del Soccorso Alpino.

La voce è unanime: rimanete in casa se potete, le montagne saranno sempre lì ad attendervi non appena tutto sarà finito.

L’appello del CNSAS

“Il Paese è in difficoltà: i medici e gli infermieri del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico – CNSAS sono impegnati insieme agli altri colleghi ad assistere migliaia di contagiati dal nord al sud Italia. Sapete bene che per effettuare un soccorso speleologico in grotta o un soccorso alpino in alta montagna dobbiamo impegnare decine di operatori, compreso il personale sanitario. Immaginate quindi le difficoltà a cui andremmo incontro in questo momento per effettuare un soccorso, un soccorso che naturalmente metteremmo in atto, ma che potrebbe innescare una delicata gestione post intervento.

Ci sarà tempo per scalare nuovamente una montagna, ci sarà tempo per esplorare di nuovo insieme una grotta.

 

soccorso alp

 

 

 

 

 

 

 

 

Adesso però è il tempo di fermarsi. Il tempo di essere responsabili verso sé stessi, verso gli altri e verso l’Italia. Come è scritto nella Costituzione italiana: la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Dobbiamo difendere questi valori, dobbiamo salvaguardare i nostri medici, i nostri infermieri e l’Italia da un collasso del Servizio Sanitario Nazionale. Non vengono chiesti sacrifici immani, non viene chiesto di scalare una montagna da 3000 metri: viene chiesto di rimanere in casa per un breve periodo di tempo.

 

#iorestoacasa non è uno slogan, non è un hashtag per riempire i social ma un invito concreto a limitare al massimo gli spostamenti non necessari.

Ce la possiamo fare. Ce la faremo. Coraggio, Italia!”

 

Un appello alla responsabilità anche da parte di Sara Grippo e del nostro socio Romano Benet:

Coronavirus, io resto a casa. Parola a Sara Grippo e Romano Benet

 

 

 

Domenica, 01 Marzo 2020 16:39

 

Quando sono nate le Scuole di Alpinismo in Italia?

Scarica l'allegato che trovi in alto sotto il titolo

Oggi sono diffuse capillarmente in tutto il Paese e non esiste praticamente Sezione del CAI che non abbia una sua scuola di alpinismo o quanto meno non partecipi ad una scuola consorziata assieme ad altre Sezioni. Sezioni CAI e Scuole di alpinismo sono quindi realtà talmente radicate e connesse che riesce difficile immaginare le une senza le altre.

Come riesce difficile immaginare che ancora agli inizi del 1900 l’idea di istruire gli alpinisti fosse un concetto appena nato in ristrettissimi ambienti illuminati e non considerato, se non addirittura osteggiato, nell’ambiente ufficiale del CAI. Nei Congressi CAI del 1905 e 1906 si discusse a lungo sulla liceità della pratica dell’alpinismo senza guida, che venne all’inizio respinta. La responsabilità e la capacità della conduzione delle ascensioni restava in capo alle guide locali e di conseguenza la necessità della formazione tecnica degli alpinisti non si poneva.

 

 

Corso INA 2002 P.Aiguille VerteCorso INA 2002 P. Aiguille VerteCorso INA 2020 2Corso INA 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1904 venne fondato l’Accademico, proprio per porre al centro dell’attenzione l’alpinismo senza guida e la conseguente necessità di istruire gli alpinisti con vere e proprie Scuole di Alpinismo

Si può dire che l’Accademico nacque proprio per perseguire lo scopo di una crescita anche tecnica degli alpinisti che consentisse loro di effettuare le salite in completa autonomia, affrancandosi dalla tutela delle guide. 

Videro la luce così le prime scuole e i primi manuali, il successo fu via via crescente e anche il CAI ben presto abbracciò questo nuovo corso. Da allora la collaborazione CAAI - Scuole di Alpinismo del CAI è sempre stata profonda e costruttiva.

Scuola Centrale di Alpinismo settembre 2019Scuola Centrale di Alpinismo settembre 2019

      CORSO INA 2015 Modulo cascate 7 febb 2014 065CORSO INA 2015 Modulo cascate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nell’allegato articolo di Fabio Masciadri, già pubblicato sull’Annuario CAAI, un prezioso approfondimento storico, seguito dal resoconto dei primi Corsi INA a cura di Cirillo Floreanini e ulteriori approfondimenti a cura di Carlo Negri e Carlo Ramella.

A cura di Alberto Rampini

 

Scuona centrale 2019Scuola centrale 2019 Congresso INA Castelbrando

  Scuola di movimento indoor. Aggiornamento SCA giugno 2016Scuola di movimento indoor. Aggiornamento SCA giugno 2016

 

 

 

Corso INA 2002 Rif. ChabodCorso INA 2002 Rif. Chabod

  Aggiornamento SCA 21 settembre 2019 Via Soravito Anticima di MeluzzoAggiornamento SCA 21 settembre 2019 Via Soravito Anticima di Meluzzo

 

Sabato, 15 Febbraio 2020 16:11

 

Secondo quanto comunicato dalla Fondazione Montagna Sicura, sabato 8 febbraio si è verificato il crollo principale, nell’alto bacino della Brenva, seguito da altri minori nei giorni successivi, per una massa complessiva stimata in oltre 100mila m3 di ghiaccio.

seracco monte bianco crollo 2020 1Immagini diffuse da "Montagna Sicura"

 

La situazione, monitorata da tempo anche tramite immagini satellitari fornite da ESA Sentinel, era peggiorata drasticamente nei giorni immediatamente precedenti il crollo, con una accelerazione dello scivolamento della massa glaciale superiore ai 50 centimetri al giorno.

Vedi ulteriori dettagli qui

L’evento non ha coinvolto persone e non ha avuto ripercussioni in fondovalle ma conferma in modo evidente la situazione complessiva di fragilità del bacino della Brenva, dovuta in parte alla normale dinamica di scivolamento delle masse ma sicuramente anche aggravata dagli effetti del mutamento della situazione climatica degli ultimi anni.

Rimandiamo all’articolo webcam sulla Brenva pubblicato il 30 agosto scorso.

Per seguire da vicino la situazione dei ghiacciai e delle pareti nel bacino della Brenva clicca su Webcam sulla Brenva (immagini trasmesse in diretta).

A cura di Alberto Rampini

Presidente Generale

 

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