La Nord, quale altra?
Storiografia semiseria delle salite invernali al Pizzo d'Uccello
di Matteo Faganello
La Nord, eh già, per chi abita tra La Spezia e Firenze la Nord è una sola, con buona pace di ben più paffutelle cugine alpine. La Nord è solo quella del Pizzo, d'Uccello beninteso. E se la sua bonaria parete rocciosa d'estate non provoca certo le smanie dei “climbers'', dopo qualche bella nevicata invernale la musica cambia. Il suo essere un po' appoggiata le permette infatti di raccogliere notevoli quantità di neve, lasciarla scorrere nei suoi camini e colatoi e trattenerla lì, a uno sputo dal mare. Un colpo di scirocco, una bella ``tirata'' ed ecco una delle più belle pareti di misto che abbia mai frequentato. Ecco quindi due righe che spero invoglino qualche ``foresto'' a visitare la Nord. Preparatevi quindi a tampinare di telefonate i locals (di cui vi fornirò volentieri telefono e mail, per la loro gioia), a lasciare nel bagagliaio della macchina le viti, a smettere di affilare le lame e ad aggiungere i buoni e vecchi chiodi alla bandoliera. Ma soprattutto preparatevi a una quota ragionevole, a godervi la vista del mare una volta in cima e a gustarvi una ventina di tiri di misto senza nemmeno 50m di pendio.
Sulla Cantini-De Bertoldi...50 anni dopo ! Foto: M. Meucci.A dire il vero sono stato un po' ingrato nel presentarla come misconosciuta ai più: a corteggiare la Nord in inverno non sono stati solo i locals ma fior fiore di foresti. Primo fra tutti R. Sorgato che, in compagnia degli apuanissimi M. Rulli e P. Zaccaria si porta a casa la prima invernale della classica Oppio-Colnaghi. E poi G. Calcagno, per la prima invernale al Canale dei Genovesi ``passando dalla rampa'', in compagnia de ``i pisani'', M. De Bertoldi, A. Nerli e il fortissimo M. Piotti, quasi sempre in testa. Ed è forse con il Canale dei Genovesi che inizia la cronistoria ``mixed version'' del Pizzo d'Uccello. Le prime invernali alle due grandi vie di roccia della parete, Oppio-Colnaghi e Biagi-Nerli-Zucconi (in questo caso un ``affaire'' puramente toscano: G. Crescimbeni, G. Verbi e M. Verin), sono state infatti effettuate, per ammissione dei protagonisti, cercando le condizioni più secche possibili. Cosa alquanto ovvia pensando ai materiali della prima metà degli anni '60.
Ai Genovesi i pretendenti cercano invece la neve, cercano il misto. Per la prima invernale Giustino Crescimbeni (insieme a G. Banti e S. Trentarossi) si fa modificare la becca della piccozza dai fabbri dell'Agip a Livorno, e nell'altra mano impugna un lungo chiodo tubolare. Un mese dopo G. Calcagno e ``i pisani'' passano dalla rampa e finiscono per i Genovesi, con ancora più neve.
Ma salire la Nord dai Genovesi, lo sanno tutti, è barare. La Nord, da che mondo è mondo, comincia a destra dei Genovesi. Ed è proprio sul suo bordo sinistro che nell'inverno del 1969 F. Cantini e M. De Bertoldi aprono il loro capolavoro, una via a torto rimasta in sordina e riscoperta solo nell'inverno 2008. Una via che, mare a parte, nulla ha da invidiare a una Sloveni alle Jorasses. Una via che, inconsapevolmente, ha segnato l'inizio della piolet-traction sulle Apuane (e non solo). Nel superare l'ultima ``colata strapiombante'' (in realtà a poco più di 80°, ma ''la paura fa 90'') M. De Bertoldi infatti si dimentica del ``credo ufficiale'' propagandato ai corsi e sale armato di due picche, la sua e quella di F. Cantini. Siamo nel 1969 e la cronistoria alpina cita la prima piolet-traction sul Grand Pilier D'Angle solo qualche anno più tardi. Ometto, per rispetto agli esimi storiografi, quello che gli scozzesi già facevano a casa loro e il WI6 salito in Nord America nel 1971!
Da allora le salite sono scarse, i Genovesi diventano una ``classica difficile'' e le rare invernali alla Oppio sono effettuate con la parete secca. Le parole di C. Barbolini lasciano intuire gli interessi di allora: ``alla Nord si andava se era secca, in genere d'inverno preferivamo fare sci di fondo e tenerci allenati per l'estate''. Una bella salita è sicuramente quella di U. Ghiandi, C. Malerba e L. Massei per quello che può essere considerato come il primo percorso su misto della Oppio-Colnaghi. Simpatico particolare, il trio pensava di trovare la parete ben più secca e al ``molto misto'' fu obbligato dalle condizioni. Le ``giusto sei ore'' preventivate divennero due giorni e una bella avventura.
Negli ultimi anni il Pizzo d'Uccello ha visto una nuova schiera di alpinisti corteggiarlo e, complice qualche inverno particolarmente fortunato dal punto di vista nivologico, numerosi percorsi del Canalone dei Genovesi, varie prime invernali o ripetizioni su misto delle classiche e alcune vie nuove aperte sia nel settore dei Genovesi che in centro parete, insomma, sulla Nord!
In particolare il giovane quartetto composto da G. Betta, M. Meucci, E. Tomasin ed il sottoscritto è stato particolarmente attivo in zona, provocando le ire di datori di lavoro, clienti, direttori di tesi e fidanzate varie. E portando avanti una sfida non dichiarata ma comunque sentita con il gruppo de ``i vecchiacci'', impersonato da A. Benassi e G.C. Polacci, culminata con lunghi inseguimenti in parete e una ``festosa salva di peti'' al rientro in valle, degna accoglienza per la totale e magnifica inutilità della nostra attività preferita.
E. Tomasin tallona ''i vecchiacci'' sulla rampa superiore della Cantini-De Bertoldi, in una giornata tipicamente scozzese. Foto: G. C. Polacci.
Magnifiche condizioni per A. Benassi su Seven-Up. Foto: G. C. Polacci.
G. Betta sul tiro chiave de I Soliti Ignoti. Foto: M. Faganello.
In pratica
Nel seguito troverete una lista delle varie vie del Pizzo d'Uccello percorse in versione mista, e i loro tracciati. Le informazioni sono di prima mano (eccetto Filo Diretto con il Maestro e la Via di Sinistra del '66) e si riferiscono a condizioni di innevamento tali da permettere un'arrampicata mista e non puramente rocciosa. Le relazioni dettagliate (fin troppo, mea culpa) si trovano sulla guida ``Ghiaccio Salato’’ di S. Faggi, G. Betta e M. Faganello, Ed. Versante Sud. Informazioni sulle condizioni si possono trovare sui vari forum (in particolare alpiapuane.com, il fu attivo planetmountain.com non viene più frequentato), in genere molto ben aggiornati sulle condizioni delle Apuane, un po' meno della Nord. Per quanto riguarda la logistica consiglio vivamente l'esperienza ``attacco in tarda mattinata, bivacco e uscita con il sole l'indomani'' per godere pienamente del panorama dalla vetta. Non accade tutti i giorni di uscire da una nord su misto e vedere il mare. Ovviamente per le vie nel settore dei Genovesi il problema non si pone, si percorrono tranquillamente in giornata.
Nota del 2025 : negli ultimi 10 anni le Alpi Apuane hanno subito in pieno il riscaldamento globale, con l’isoterma invernale spesso a livelli astrali. Se le pareti che iniziano a quote più elevate riescono ancora a offrire buone condizioni, la neve raggiunge raramente la base della parete del Pizzo d’Uccello. Ciò non toglie la possibilità d’avere un inverno fortunato...Carpe Diem.
Settore dei Genovesi
Canalone dei Genovesi
III/4+M, IV UIAA, 600m di dislivello, circa 850m di sviluppo.
Primi salitori: E. Stagno, A. Daglio, A. Frisoni e A. Sabbadini, 9/10/1927.
Prima invernale: G. Banti, G. Crescimbeni e S. Trentarossi, 5/1/1970.
La goulotte più classica del settore e la via più frequentata del Pizzo d'Uccello in inverno.
Facilmente in buone condizioni in tutti gli inverni nevosi. Evitare comunque le giornate calde (notevoli scariche sia dal canale superiore che dal canale posto a sinistra del Torrione di Capradossa. Una classica via ``alpina'', tranquillamente fattibile in giornata. Da non perdere!
Cervelli in Fuga, sui tiri centrali. Foto: E. Tomasin.
Cervelli in Fuga, verso il Gran Pilastro. Foto: E. Tomasin
Canale a Sinistra del Torrione di Capradossa
III/4M, 400m di dislivello, circa 600m di sviluppo, circa 300m indipendenti.
Primi salitori: A. Daglio, A. Frisoni e A. Sabbadini e E. Stagno, 5/10/1925.
Prima invernale: S. Bonelli e F. Codega, 23/3/1962.
Potremmo definire questa via ``la petite Genovesi'': una versione semplificata dei Genovesi. Niente problemi di traversi o doppie per aggirare il Torrione di Capradossa e 200m buoni di dislivello in meno. Comunque molto bello il canale-camino posto a sinistra del Torrione di Capradossa e ambiente sempre superlativo. Unico scotto da pagare: la via non esce in cima ma sul Ripiano di Capradossa. Per andare a vedere il mare è sufficiente risalire il facile versante Est...
Classico bivacco sulla Oppio-Colnaghi: pilastro, neve sopra e nanna coricati. Foto: G. Betta.
M. Faganello sulle magnifiche ondone del tiro chiave di Cervelli in Fuga. Foto: E. Tomasin.
Canalone dei Genovesi per la Rampa
III/4+M, IV UIAA, 650m di dislivello, circa 950m di sviluppo.
Prima invernale: G. Calcagno, M. De Bertoldi, A. Nerli e M. Piotti, Gennaio 1970.
Combinazione tra la prima parte della parete principale (la Rampa) e la parte superiore della via dei Genovesi. Permette di raggiungere il canale superiore se la parte bassa dei Genovesi risultasse in cattive condizioni. Via storica affrontata prima dell'avvento della piolet-traction dai fuoriclasse Calcagno e Piotti, accompagnati dagli amici De Bertoldi e Nerli. Le principali difficoltà sono concentrate nella prima parte.
Tracciati delle vie al settore dei Genovesi: Canalone dei Genovesi (blu), Canale a Sinistra del Torrione di Capradossa (verde), Hotel Miramare (giallo) e Seven-Up (rosa). Sulla destra i primi quattro tiri della Oppio-Colnaghi (rosso).
Hotel Miramare
III/5, 600m di dislivello, circa 800m di sviluppo, circa 200m indipendenti.
Primi salitori: G. Betta e M. Faganello, 12/3/2006.
Hotel Miramare rappresenta l'attacco diretto del canale superiore dei Genovesi. La colata si forma su placche compatte per snow-drift, continua pioggia di neve (e sassolini!!). Un must della scalata su neve dura. Attaccare presto perché la parte alta del canale dei genovesi è esposta al sole del mattino.
Seven-Up
III/5RM, 400m di dislivello, 600m di sviluppo, circa 300m indipendenti.
Primi salitori: M. Faganello e L. Mussi, 20/12/2008.
Via evidente e logica che, dopo i primi 300m del Canalone dei Genovesi, risale interamente su ghiaccio la repulsiva parete Nord del Ripiano di Capradossa. Bella esposizione per una via di ghiaccio (neve dura su placche compatte). Soste buone.
Parete Principale
Oppio-Colnaghi
V/5M, V+ UIAA, 650m di dislivello, 850m di sviluppo.
Primi salitori: N. Oppio e S. Colnaghi, 2/10/1940
Prima invernale: M. Rulli, R. Sorgato e P. Zaccaria, inverno 1962.
Probabile prima invernale prevalentemente su ghiaccio e neve, con le varianti mediane: U. Ghiandi, C. Malerba, L. Massei, 23-24/2/1985.
La classica delle classiche. Frequentatissima in estate, su misto vede pochissime ripetizioni. La struttura a camini-colatoi e la neve trasformano completamente lo stile di salita e regalano una splendida ascensione principalmente in piolet-traction. Anche l'abbondante chiodatura estiva viene molto ridotta dal manto nevoso. Una metamorfosi completa!
Tracciati delle vie alla parete principale (esclusi i primi due tiri): Oppio-Colnaghi (rosso), Via di Sinistra del 1966 (giallo), Cantini-De Bertoldi (blu), Ratti-Guadagni (rosa), Filo Diretto col Maestro (nero), I Soliti Ignoti (arancio) e Cervelli in Fuga (verde).
Cantini-De Bertoldi
IV/4+M, IV UIAA, 650m di dislivello, 900m di sviluppo.
Primi salitori: F. Cantini e M. De Bertoldi, Marzo 1969.
Conosciuta anche come Via di Sinistra del 1969. Aperta in inverno prima dell'avvento della piolet-traction. Paragonabile come difficoltà e impegno alla combinazione dell'Eperon Croz e della Via Slovena alle Grandes Jorasses, in condizioni invernali. Una bella impresa, un notevole exploit per l'epoca a torto caduto in oblio. Ripresa in inverno solo nel 2007/2008 dalla cordata Faganello-Meucci, trovando condizioni mediocri (5+M). Divenuta quasi classica (due ripetizioni totali e due parziali!!) nel fantastico inverno 2008/2009.
Via di Sinistra del 1966
V/5M, IV UIAA, 650m di dislivello, circa 900m di sviluppo.
Primi salitori: E. Biagi, M. De Bertoldi, A. Nerli e F. Zucconi 1966
Prima invernale: la parte alta (al di sopra della Cengia Simonetti) il 14-15 Febbraio 2009 da G. Betta e L. Mussi provenendo da Filo Diretto col Maestro, la parte bassa il 21-22 Febbraio 2009 da G. Betta e F. Rubbiani con alcune varianti, uscendo poi per i camini della Oppio-Colnaghi.
Come la classica Oppio-Colnaghi, la Via di Sinistra del 1966 si trasforma, in inverno, in una magnifica
salita di misto. Se il primo pilastro sopra la rampa obbliga ad usare un po' le mani, le varianti mediane, inaugurate da Betta e Rubbiani, permettono di massimizzare la piolet-traction.
Filo Diretto col Maestro
V/5M, IV UIAA, 650m di dislivello, 900m di sviluppo, circa 200m indipendenti.
Primi salitori: G. Betta e L. Mussi 14-15/2/2009
Variante che permette di congiungere, salendo su ghiaccio, la parte bassa della Cantini-De Bertoldi con la parte alta della Via di Sinistra del 1966...chiacchierando la sera al telefono con ``Il Maestro''...
M. Meucci aggira il grosso bouchon che chiude i camini terminali della Oppio-Colnaghi. Foto: E. Tomasin.
I Soliti Ignoti
V/5R, IV UIAA, 650m di dislivello, circa 950m di sviluppo, circa 400m indipendenti.
Primi salitori: G. Betta e M. Faganello, 7-8/03/2009.
Bella serie di colate effimere che, dall'invaso di uscita della Cantini-De Bertoldi, scende fino sulla cima del caratteristico torrione della Via di Sinistra del 1966.
Cervelli in Fuga
V/5+, IV UIAA, 650m di dislivello, circa 900m di sviluppo, circa 350m indipendenti.
Primi salitori: M. Faganello ed E. Tomasin, 22/3/2009.
Stupenda serie di colate effimere che corre parallela alla classica Oppio-Colnaghi nel suo terzo superiore. Si stacca da questa poco prima della Fessura Diedrica e vi si ricongiunge in cima al Gran Pilastro.
``E la Biagi?'', direte voi. Ad oggi non si ha notizia di salite invernali della classica Biagi-Nerli-Zucconi effettuate principalmente su misto e non su roccia. Complice la maggior inclinazione della parete nella parte alta e un'esposizione maggiore alla tiepida aria della valle, la Biagi-Nerli-Zucconi e le vie alla sua destra non riescono, in genere, a mantenere l'innevamento sufficientemente a lungo per permettere all'escursione termica di consolidare la neve. Posso garantirvi che i ``locals'', di cui non faccio più parte dopo l'apertura di Cervelli in Fuga, attendono pazientemente l'inverno propizio che saprà regalare le buone condizioni per un percorso principalmente su misto.