È stata allestita al Museo Nazionale della Montagna di Torino la nuova mostra dal titolo “La cordata ideale. Giusto Gervasutti e Gabriele Boccalatte nella Torino tra le due guerre”, un’esposizione destinata a diventare punto di riferimento per chiunque voglia comprendere, attraverso le vite e le storie di due dei suoi più prestigiosi protagonisti, la straordinaria stagione dell'alpinismo italiano ed europeo che si consumò sulle pareti delle Alpi occidentali negli anni Trenta del Novecento.
Gabriele Boccalatte al Mont Blanc du Tacul durante la prima ascensione del couloir du Diable, per la parete Sud-Est, con Guido Antoldi, Renato Chabod, Matteo Gallo e Piero Ghiglione, 30-31 agosto 1930. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino.
Giusto Gervasutti in cima alla Dent du Requin, sul Monte Bianco, durante la salita della via Dibona con variante finale, 1939. Foto di Ettore Giraudo. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino.
Gabriele Boccalatte in arrampicata su granito, 1935 ca. Dall’album 1935, Archivio Famiglia Boccalatte.
Gervasutti e Boccalatte, entrambi esponenti della miglior tradizione dell’alpinismo accademico, sono figure leggendarie e due caratteri complementari. Il primo, friulano di nascita e torinese d'adozione, ha portato sulle Alpi occidentali la tecnica affinata nelle Dolomiti e la mentalità del sesto grado. Boccalatte, pianista e scalatore sopraffino di Orio Canavese, univa alla forza fisica una sensibilità artistica unica. Il destino non gli consentì molte occasioni per arrampicare assieme, ma, ogni qual volta lo fecero, formarono una cordata capace di sognare in grande e di realizzare ascensioni straordinarie, fino alla tragica scomparsa di Gabriele sull'Aiguille de Triolet nel 1938.
La mostra, curata da Enrico Camanni con il coordinamento di Veronica Lisino e Marco Ribetti, trae origine da un meticoloso lavoro di studio, catalogazione e digitalizzazione condotto sui materiali recentemente confluiti nelle collezioni del Museo: il Fondo Andrea Filippi, donato nel 2019, arricchito nel 2025 da una donazione di Gianni Gervasutti, nipote dell'alpinista, e dalla donazione Gagliardone del 2026. A completare il corpus documentario concorrono gli album fotografici della famiglia Boccalatte, che restituiscono la vicenda umana e alpinistica di Gabriele e della moglie Ninì Pietrasanta.
Attraverso fotografie, filmati, taccuini, documenti personali e attrezzature d'epoca, il visitatore può ripercorrere le imprese che hanno scritto pagine indelebili nella storia dell'alpinismo: dal Pic Adolphe Rey al pilastro del Pic Gugliermina, dalla selvaggia parete dell’Ailefroide ella futuristica Est delle Grandes Jorasses, passando per le “palestre” dell’alpinismo torinese: la “Sbarua”, il Monte Freidour, i Denti di Cumiana nel pinerolese o la Parete dei Militi in Valle Stretta.
Una vera e propria “chicca” dell’esposizione è l'unico filmato esistente di Giusto Gervasutti in arrampicata, un documento inedito, eccezionale, che, per la prima volta, permette di vedere il "Fortissimo" in azione.
Il Club Alpino Accademico Italiano è stato ampiamente coinvolto nel percorso che ha portato alla realizzazione della mostra. La collaborazione del CAAI si è espressa su più livelli, intrecciando passato e presente in modo quanto mai significativo. Gervasutti e Boccalatte erano entrambi soci del Club Alpino Accademico Italiano: per il nostro sodalizio, dunque, contribuire a questa mostra ha significato qualcosa di più di una semplice partnership culturale, consentendoci di partecipare attivamente alla valorizzazione e all'approfondimento di una parte fondamentale della propria storia, di quel patrimonio di imprese, di stile e di visione alpinistica che i propri soci hanno costruito decennio dopo decennio.
Mont Blanc du Tacul, 1925. In primo piano il Pic Adolphe Rey, salito da Gabriele Boccalatte e Giusto Gervasutti, con Renato Chabod e Nini Pietrasanta nel 1935. Dall’album 1919-1930, Archivio Famiglia Boccalatte.
Il legame tra il CAAI e la mostra si manifesta anche sul piano dei contenuti espositivi: accanto alle immagini d'epoca, il percorso include una selezione di fotografie realizzate dagli Accademici durante le ripetizioni delle principali vie aperte da Gervasutti e Boccalatte. Uno sguardo contemporaneo che restituisce al visitatore la sfida e il fascino di itinerari ancora oggi tra i più ambiti delle Alpi occidentali, dimostrando come quelle linee, tracciate quasi un secolo fa, conservino intatta la loro forza e la loro eleganza.
La presenza del CAAI si riflette infine nella squadra di curatori e autori che hanno reso possibile questo progetto. Socio onorario del Club Alpino Accademico Italiano è, infatti, Enrico Camanni, curatore della mostra e figura di riferimento per la cultura alpinistica italiana, capace di coniugare rigore storico e profondità narrativa. Nel catalogo della mostra, inoltre, accanto ai contributi di Linda Cottino, Carlo Crovella, Luca Gibello, Veronica Lisino, Laura Mosso e Gianni Oliva, figura anche il testo curato dall’Accademico Serafino Ripamonti e dedicato alle grandi vie di Boccalatte e Gervasutti.
“La cordata ideale” è dunque molto più di una mostra fotografica o di un omaggio celebrativo: è un atto di restituzione culturale, in cui il Museo Nazionale della Montagna e il CAAI si rispecchiano l'uno nell'altro, custodi della stessa tradizione e interpreti di uno stesso impegno verso la montagna e chi la frequenta con spirito autentico.
La mostra sarà visitabile fino all’11 ottobre, dal lunedì alla domenica con orario continuato 10.00–18.00. A partire dal 4 luglio una sezione speciale sarà ospitata alla Casa Alpina di Ceresole Reale, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Giusto Gervasutti in arrampicata in dülfer sulla Parete dei Militi, in Valle Stretta, con pedule dalla suola in feltro, 1941-1942. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino.
Giusto Gervasutti, Gabriele Boccalatte e Guido De Rege di Donato di fronte al Cervino, 25 febbraio 1932. Al ritorno dalla salita invernale per la cresta di Furggen, fino agli strapiombi, poi cresta dell’Hornli, 23-24 febbraio. Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna – CAI Torino.
