IL MIO MONTE BIANCO
di Ugo Manera
Ugo Manera, classe 1939, Accademico e Istruttore della Scuola Gervasutti di Torino, è stato uno degli esponenti di punta dell'alpinismo piemontese e italiano, con all'attivo innumerevoli ripetizioni dei più difficili itinerari del tempo e l'apertura di oltre 100 vie nuove. Fu tra gli esponenti del Nuovo Mattino, il movimento che aprì la strada alla transizione dal vecchio alpinismo eroico ad una visione meno austera e più libera.
Lungo la strada che porta a Courmayeur, dopo gli abitati di Avise e Runaz, un cartello posto a bordo strada attira l’attenzione di chi transita: << Vista del Monte Bianco >> vi è scritto sopra. Molte volte chi arriva da Aosta vede il cartello ma non il grande Monte che è avvolto da nuvole e nebbie. Quando però di buon mattino, illuminato dal sole, il Gigante delle Alpi si offre libero da nubi e foschie, allora è una meraviglia e non è tempo perso fermare l’auto per ammirare tale spettacolo, anche se è una rappresentazione già vista tante volte.
I versanti Sud ed Est del Monte Bianco, del Maudit e del Mont Blanc du Tacul offrono il più grandioso ambiente di alta montagna che si possa ammirare sulle Alpi. Su questa immensa muraglia c’è tutto ciò che di più bello si ammira in montagna e che soddisfa l’ambizione dello scalatore.
La roccia ed il ghiaccio si mescolano e danno forma ad ogni varietà di strutture: formidabili pilastri di granito rosso, affilate creste di ghiaccio e roccia, grandiose colate di seracchi. E’ il terreno ideale per il grande alpinismo di stile occidentale.
Il M. Bianco - Brouillard Freney - emerge dalle nebbie del mattino
Le pareti di questo versante del Monte Bianco mi hanno affascinato prima ancora di vederle. Le ho conosciute attraverso il racconto di avventure di montagna lette su libri e riviste. Tra le tante, due grandi vie colpirono la mia fantasia: la Major sulla parete della Brenva ed il Pilier Gervasutti al Mont Blanc du Tacul. Allora però, “apprendista montagnard”, pensavo che non sarei mai arrivato a salirle. Poi quelle vie mitiche le ho percorse assieme a tante altre: classiche o meno, poco a poco la mia attenzione però si è spostata verso l’esplorazione: scoprire nuovi problemi su pareti note ed ignote per poi impegnare tutto me stesso per risolverli.
La storia dell’alpinismo sulle Alpi è zeppa di Ultimi Problemi. Ogni volta che l’ultimo dei problemi veniva risolto la fantasia degli scalatori ne inventava di nuovi. Non paghi di aver scalato le guglie più alte della cattedrale, si presero ad aggredire anche le sculture e, negli anni ’70, di sculture inesplorate da scalare nel Monte Bianco ve n’erano ancora molte. Negli anni’60 erano arrivati gli scalatori americani che nel Monte Bianco avevano tracciate vie su roccia con difficoltà superiori a tutte quelle salite in precedenza. In quegli anni, almeno a livello europeo continentale, gli scalatori più noti erano stati l’italiano Walter Bonatti ed il francese Renè Desmaison, che tra prime assolute, prime invernali e solitarie avevano lasciato un pesante segno sul “nostro” Massiccio.
In quegli anni nel Bianco avevo percorso numerose vie celebri e non ma è con il 1970 che inizia il “mio” Monte Bianco con la M “Maiuscola”.
Nella scelta dei miei obiettivi alpinistici sono sempre stato un po’ “bastian contrario”, mi è sempre piaciuto andare in direzione contraria alla massa ed esplorare cose sconosciute o comunque poco note. Desideravo salire i Dru per una grande via ma non per una di quelle celebri; la Bastien-Contamine sul pilastro sud del Grand Dru rispondeva perfettamente alle mie esigenze: poche ripetizioni e nessuna da parte di scalatori italiani. Dovetti però salire tre volte alla capanna Charpoua per venirne a capo. La prima naufragò sotto un violento temporale, la seconda volta raggiungemmo la base immersi in una fitta nebbia, non ce la sentimmo di attaccare e ritornammo al rifugio decisi a cambiare programma nel caso di un miglioramento del tempo. Avevamo notato che dai pressi della Pointe Michelle Micheline delle Flammes de Pierre scendeva fin sul ghiacciaio un possente pilastro che risultava mai scalato. Il giorno seguente, sfidando qualche fiocco di neve che volteggiava nell’aria, ci portammo all’attacco, il sole si fece strada tra le nebbie e Pietro Delmastro ed io tracciammo una nuova via che ci offrì una splendida arrampicata di una ventina di tiri di corda che ci portò su una esile guglia satellite della Michelle Micheline mai salita da nessuno. La nostra via venne ripetuta in prima invernale da Hervè Bouvard e Michel Piola. Saldai i conti con il Grand Dru alla terza visita nel mese di agosto 1971 in compagnia di Ezio Mosca.
Sul Pilastro Sud del Gran Dru
Il Dru da Sud
Sotto gli strapiombi del Pilastro Sud del Gran Dru
La Punta Michelle Micheline ed i Drus
Sul Pilastro della Punta Michelle Micheline
Mont Blanc du Tacul
Del 1971 ricordo ancora con nostalgia una bella prima invernale al Pilier a Tre Punte al Mont Blanc du Tacul, soprattutto per i miei tre compagni che non ci sono più: Gian Piero Motti, Gian Carlo Grassi, Rava Miller.
Corradino Rabbi
Percorrendo la lunga e bella Arete du Jardin all’Aiguille d’Argentiere avevo notato che questa montagna presentava una bella parete sud-est e su tale parete avevo letto che esisteva una via di Gaston Rebuffat. Il 28 luglio 1974 ero sotto alla parete con Corradino Rabbi per salire appunto la via del celebre Gaston. Osservando la parete da vicino notai che vi era la possibilità di tracciare una via più diretta. Il mio compagno non pose obiezioni così realizzammo una “prima” che ci offri una bella arrampicata su un ottimo granito color fiamma.
Ero un attento lettore delle guide alpinistiche, passavo ore a sfogliarle alla ricerca di idee per realizzare qualche cosa di inedito. Quando uscì il secondo volume del Monte Bianco (Guide Monti d’Italia) edizione 1968 a pag. 229 il pregevole schizzo di Renato Chabod della Est del Greuvetta attirò la mia attenzione: su quell’ampia parete non vi erano indicate vie di scalata. Con quell’immagine iniziò la mia infatuazione per l’aspro vallone di Greuvetta. Nell’arco di 14 anni sono salito ben 8 volte in quell’angolo selvaggio della val Ferret realizzando quattro “prime”: tre sulla parete est del Greuvetta ed una sul Mont Rouge de Greuvetta.
Greuvetta 1974
Isidoro Meneghin sul Mont Rouge de Greuvetta
Greuvetta Via della Conca Grigia
Claudio Sant’Unione ed io tacciammo la prima via della parete l’8 agosto 1974, bivaccammo in vetta dopo una scalata che ci aveva pienamente soddisfatti. Cinquanta anni dopo, il 14 luglio 2024, su quella via si consuma la tragedia che ci ha privati di due amici e colleghi accademici: Marco Balliani e Luca Giribone.
E’ del 1981 la “prima” del pilastro sud del Mont Rouge de Greuvetta, realizzata con Isidoro Meneghin, ma la parete Est continua ad esercitare il suo fascino nei miei confronti e ci ritorno nel 1982 con Laura Ferrero a tracciare il “Pilastro del Sorriso” e l’anno seguente la “via della Conca Grigia” con Meneghin e Franco Ribetti.
Aiguilles de Pra Sec EstUn giorno Corradino Rabbi mi parlò della Aiguille de Pra Sec che svettano sulla lunga cresta che porta sulle Grandes Jorasses e mi fece notare che quelle guglie cadono verso est con pareti importanti, sospese su un selvaggio ambiente d’alta montagna. Bastò quell’accenno per destare il mio interesse e spingermi ad effettuare un tentativo sulla parete più bella: la Est dell’Aiguille Centrale. Il primo andò a vuoto per il maltempo dopo un bivacco in parete ma nei giorni 23 e 24 settembre 1978 la missione venne portata a termine in compagnia di: Flaviano Bessone, Alessandro Nebiolo ed Enrico Pessiva.
Non solo la Est del Mont Greuvetta aveva destato il mio interesse ma anche la sua tetra parete nord era entrata nei miei progetti. Il 4 agosto 1979 con Pessiva saliamo al rifugio del Triolet per tentare la parete, nella notte si scatena un violento temporale ed alle prime luci dell’alba la parete appare innevata. Decidiamo di continuare la salita del ghiacciaio convinti di trovare qualche altro obiettivo possibile. Il nuovo obiettivo appare ben presto ai nostri occhi: la Punta Nord del Mont Rouge de Triolet presenta un bello spigolo Sud che risulta mai percorso: ne viene fuori una bella via destinata a divenire classica.
Al rifugio Monzino ero salito molte volte, accolto sempre con amicizia da Franco Garda, guida alpina e magnifico custode del rifugio. Un giorno Franco mi raccontò di aver sostato a lungo con un cliente sotto al Pilastro Rosso del Brouillard. Mi invitò ad andarlo a vedere da vicino perché su quel pilastro vi erano ancora grandi possibilità. Nel 1973 avevo effettato la quarta salita della via Bonatti-Oggioni ed ero rimasto affascinato da quella struttura così bella. L’invito di Garda colse nel segno e nei giorni 5 e 6 agosto 1980 in compagnia di Flaviano Bessone, Meneghin e Mario Pelizzaro Tracciammo la “via dei Dilettanti”, forse quella che mi ha dato più soddisfazione tra tutte quelle che ho aperto nel Monte Bianco.
Greuvetta Nord
Prima ascensione Spigolo della Punta Nord del Mont Rouge de Triolet
Les Petites Jorasses è una gran bella montagna che sulle sue pareti offre grandi possibilità per gli scalatori. Forse è posta un po’ in sordina dalla vicina sorella maggiore ma nel 1962 Bonatti e Pierre Mazeau scalano la parete est-sud-est che non contava itinerari se non quello sullo spigolo sud percorso nel 1935 da Alfonso Castelli e Michele Rivero. La nuova via, dopo una prima metà molto bella, usciva però per un canale nella parte destra della parete lasciando intatta una grande parte della struttura. Il problema era evidente ed il 15 agosto 1980 Meneghin ed io tracciamo una nuova via conclusa con un emozionante bivacco in vetta sotto un furioso temporale. Nell’era degli spit in quota Piola e Manlio Motto tracciarono altre quattro vie belle ed impegnative. Nel corso di una ripetizione di quelle di Piola ho costatato che il nostro tracciato era stato “invaso” per un tratto da una delle vie di Motto.
M. Bianco Pilastro Rosso del Brouillard
1973 Pilastro Rosso del Brouillard via Bonatti
Manera nel gran diedro del terzo superiore della Via dei Dilettanti
Petites Jorasses
Petites Jorasses Spigolo Rivero
Petites Jorasses Nuova via
Le torri della cresta sud dell’Aiguille de Peutérey presentano, sia da un versante che dall’altro delle pareti importanti, sul versante est-sud-est tutte avevano avuto un proprio itinerario di scalata ad eccezione della Brendel. A tale pecca ci mettemmo rimedio Meneghin ed io nei giorni 15 e 16 agosto 1981 dopo essere sfuggiti per poco al crollo di un nevaio in un primo tentativo bloccato dal maltempo.
Punta Brendel Parete Sud Sud Est
La cresta di Tronchey alle Grandes Jorasses è la più vistosa delle creste della grande montagna, presenta tre grandi torri che appaiono maestose viste dalla val Ferret. Avevo percorso l’itinerario del 1936 ma ne ero rimasto deluso perché aggirava tutte le tre torri. Fin da allora avevo pensato che sarebbe stato esteticamente bello un tracciato che seguisse integralmente il filo di cresta. Feci un tentativo già nel 1976 dopo la prima ripetizione del diedro Calcagno-Cerruti-Machetto alla Tour de Jorasses ma fummo arrestati dal sopraggiungere del maltempo. Nel 1982 però il progetto andò in porto, erano con me Giovanni Bosio, Laura Ferrero, Franco Ribetti. Fu una scalata di grande soddisfazione che si concluse con un suggestivo bivacco in vetta alla punta Walker delle Grandes Jorasses che raggiungemmo nell’ultima luce di uno splendido tramonto.
Grandes Jorasses Cresta di Tronchey
Cresta di Tronchey prima integrale
Integrale cresta di Tronchey
L’ultima elevazione verso valle di quella lunghissima cresta ha un nome: Aiguille dell’Eveque e cade sulla val Ferret con una grande parete dominante un ripidissimo vallone. Per anni avevo cercato inutilmente un compagno per tentare quella parete ma nessuno mi aveva preso sul serio, poi arrivò Franco Ribetti ansioso di ricuperare anni di inattività alpinistica e pronto ad offrire disponibilità per qualsiasi progetto. Fu un’avventurosa scalata e soprattutto discesa in quell’aspro vallone, era l’inizio dell’estate 1982.
Sulla Parete SE dell'Aiguille de l'Eveque
La Tour des Jorasses mi ha sempre affascinato, nel 1976 avevo effettuato la seconda salita del Gran Diedro via Calcagno, Cerruti, Machetto e fin da allora avevo ammirato il formidabile pilastro che fiancheggia il diedro sulla destra, ma allora sembrava un’impresa troppo ardua. Nel 1983 Ribetti ed io valutammo che si poteva fare un tentativo: percorremmo la prima parte del pilastro fino ad una esile cengia alla base di un muro compatto superando forti difficoltà e qui bivaccammo. Il giorno dopo il muro si dimostrò insuperabile con i nostri mezzi. Noi avevamo scelto di non praticare mai fori nella roccia e sul tratto che ci fermava non esisteva possibilità di protezione con mezzi tradizionali. Avevamo raggiunto il nostro limite e dovemmo ripiegare. Cinque anni dopo Mischel Piola superò l’ostacolo che ci aveva fermati proteggendosi con gli spit e tracciò una delle più belle vie del Monte Bianco.
Tour des Jorasses
Mont Rouge de Triolet prima e seconda torre
Negli anni a seguire esplose l’impiego degli spit anche sul Monte Bianco e vennero tracciate vie di grande bellezza ed impegno, ormai ero troppo vecchio per convertirmi alla nuova moda, la mia stagione di ricerche e scoperte era finita, potevo solo più ripetere qualche realizzazione creata da altri. C’è ancora una “prima” nel vecchio stile che mi piace ricordare: la prima ascensione della parete sud est della Punta Est, quota 3226, del Mont Rouge del Triolet realizzata con Ribetti e Sant’Unione il 26 giugno 1988.
Ugo Manera