Un osservatorio per le libertà

Club Alpino Accademico Italiano
Giovedì, 01 Febbraio 2018 21:19

 

Sella Nevea 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 01 Febbraio 2018 21:19

Antelao

 

Giovedì, 01 Febbraio 2018 21:18

 

 

Val di Fassa - Gruppo del Catinaccio - Dirupi di Larsec da Sud

 

 Val di Fassa - Vigo -Torri del Vajolet

 

 Marmolada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 01 Febbraio 2018 21:17

 

Val Masino - Sasso Remenno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 01 Febbraio 2018 21:17

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 01 Febbraio 2018 21:16

 

Gruppo del Monte Bianco da Punta Helbronner

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giovedì, 01 Febbraio 2018 19:03

Rifugio Mariotti (CaiParma) - Lago Santo Parmense - 1.507 m slm

Giovedì, 01 Febbraio 2018 19:02

Meteorologia

La certezza delle previsioni meteo per chi va in montagna è fondamentale non solo per la buona riuscita di una gita ma anche per la sicurezza. Una previsione oggi per le 24 ore successive comporta indicativamente una probabilità di successo del 90%, dell'80 - 85% per i due giorni, del 75-80% per i tre giorni seguenti fino ad arrivare al sesto-settimo in cui la previsione ha una credibilità del 60-65%. I normali mezzi di diffusione dell'informazione meteo (televisioni pubbliche e private, quotidiani nazionali) forniscono, generalmente, previsioni nazionali con scarsa risoluzione spazio-temporale; esse infatti propongono informazioni al più a livello regionale. Per questi motivi è consigliabile visionare previsioni locali e di breve scadenza.

Di seguito alcuni link a siti che offrono previsioni nazionali e locali; è possibile anche consultare numerosi tipi di cartine (precipitazioni, vento etc):

Meteogiornale
3bmeteo
Meteo Aeronautica Militare

Alcuni link per visualizzare le ultime immagini Meteosat, radar e reti di Monitoraggio:

Sat24 - Animazioni immagini satellitari anche ad alta definizione
Rete di Monitoraggio dati meteo in tempo reale in Emilia Romagna

 

Bollettini Valanghe 

AINEVA

VALLE D'AOSTA

PIEMONTE

 
 

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO/SUDTIROL

VENETO

FRIULI VENEZIA GIULIA

REGIONE MARCHE

 

Ecco una serie di siti meteo per le previsioni locali di varie regioni e per le previsioni nelle principali nazioni confinanti con l'Italia

Italia

Abruzzo
Abruzzo Meteo

Basilicata
Arpa Basilicata

Campania
CAMPANIAMETEO.IT

Emilia-Romagna
A.R.P.A. EMILIA ROMAGNA
METEOPARMA

Friuli-Venezia Giulia
A.R.P.A. FRIULI VENEZIA GIULIA

Lazio
METEO LAZIO

Liguria
ARPAL
CENTRO METEO LIGURE

Lombardia
A.R.P.A. LOMBARDIA
CENTRO METEOROLOGICO LOMBARDO

Marche
METEO ASSAM

Molise
MeteoMolise

Piemonte
A.R.P.A. PIEMONTE

Puglia
METEOSALENTO.IT

Sardegna
SAR

Sicilia
SIAS REGIONE SICILIA
CENTRO METEO SICILIANO

Toscana
LAMMA
Meteo Apuane

Trentino-Alto Adige
METEO TRENTINO 
 PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO

Umbria
UMBRIA METEO

Valle d'Aosta
REGIONE VALLE D'AOSTA

Veneto
A.R.P.A. VENETO - previsioni Veneto
A.R.P.A. VENETO - previsioni Dolomiti
A.R.P.A. VENETO - previsioni Garda

Francia

METEO FRANCE - Servizio Meteorologico Francia

Alpi del Nord

Alpi del Sud

Pirenei

Corsica

Svizzera

 I.S.M. METEOSVIZZERA

 

 

Domenica, 18 Ottobre 2015 11:53

BATTISTI Ciro  BOLZANO – BOZEN

CELVA LINO  Trento (TN)   

CONFALONIERI Giorgio  GIUSSANO (MI)

Mercoledì, 31 Gennaio 2018 20:48

 

LA MISTERIOSA VIA “PIAZ” NEL SOTTOGRUPPO DELLA VALLACCIA

Il socio Antonio Bernard, da anni alla ricerca di una misteriosa Via Piaz tracciata sulla parete del Sas da le Undesc nel Gruppo della Vallaccia, proprio sopra la casa natale di Pozza di Fassa, fornisce utili indicazioni per gli eventuali futuri ripetitori.
Una serie di coincidenze non gli ha permesso sinora di percorrere per intero l’itinerario, ma nei vari tentativi si è andata definendo sempre meglio la linea della via, che attende ora la ripetizione completa e definitiva.
Un pezzo di storia da confermare.

 


Un secolo fa, o poco più.
Sas da le Undesc. Una parete di 650 metri che domina la val di Fassa. Un forte invito per gli alpinisti dell’epoca. Si studia la possibilità di salire quelle verticali placche calcaree, ma ogni assaggio è subito respinto. La soluzione sembra non esserci. Chi può raccogliere la sfida se non il “Diavolo delle Dolomiti”, cioè Tita Piaz? Così, assieme a tre alpinisti germanici, la famosa guida fassana trova il punto debole della parete e la percorre fino in cima.
Il problema sembra risolto per le generazioni future, ma non è esattamente così.
Nei decenni successivi si sa di numerosi tentativi di ripetizione, ma nessuno di questi va a buon fine. Se per ipotesi qualcuno vi è riuscito, della qual cosa si dubita molto, non ne ha lasciato alcuna notizia. La stessa guida “Marmolada” di Pellegrinon si limita a riprendere la relazione dalla guida “Odle, Sella, Marmolada” di Castiglioni, il quale riporta semplicemente la relazione dello stesso Tita Piaz. Pellegrinon aggiunge in modo significativo che la via è “misteriosa”. A qualcuno viene addirittura il dubbio che non esista neppure! Le pubblicazioni riportano anche il tracciato sulla parete, evidentemente dedotto da un’ipotesi non verificata dello stesso Castiglioni.
Come mai la via non risulta ripetuta?
Proprio nel tracciato riportato su fotografie sta una parte della risposta al mistero: l’indicazione è totalmente errata.

Tita Piaz


Più di mezzo secolo fa, fine anni 50’.
A forza di vedere quella parete sopra casa due decidono di andarla a provare.
Così all’attacco si ritrovano un ragazzino quindicenne ( cioè il sottoscritto ) assieme al suo futuro cognato Gianfranco: il “bocia” e il “vecio”. Il “vecio” sembrava vecchio a me adolescente, ma era vecchio per modo di dire: aveva poco più di vent’anni. Corda di canapa da 40 metri. Tre o quattro chiodi. Scarponi a punta quadrata. E si va. Non si guarda neppure lo schizzo minuscolo sulla guida del Castiglioni, ma ci si muove con l’antica relazione dello stesso Piaz e, soprattutto, puntando sul fiuto personale. Fra un imprevisto e l’altro si procede. Si mette perfino un chiodo, cosa assai rara a quel tempo. Però si procede piuttosto lentamente, anche perché il percorso è tutto da trovare. Ricordo, verso metà parete, un passaggio non facile da identificare, costituito da una cengetta “a sorpresa” che si percorre da sinistra a destra e che permette di montare su di una lunga spalla spiovente. Sopra la spalla il percorso pare non presentare ostacoli particolari. Purtroppo, però, il tempo volge al peggio. Cosa fare? La prudenza ci suggerisce di tornare. Qualche breve tratto in “doppia”, più spesso arrampicando in discesa ( quali “doppie” si possono fare con una corda di 40 metri e con solo 3 o 4 chiodi, lungo quelle placconate? ).
Quel tentativo offre la quasi certezza che il tracciato indicato sulle varie pubblicazioni è sbagliato e fuorviante.
21 luglio 1977: ho la prova definitiva che il tracciato sulle foto è completamente sbagliato. In quella data, Graziano Maffei ed io decidiamo di aprire una via nuova sulla parete del Sas da le Undesc. Nella parte bassa passiamo esattamente dove le foto e gli schizzi indicano la via “Piaz”. Ma lì della via “Piaz” non c’è neanche l’ombra. Solo passaggi forse anche oltre il sesto grado. Il Diavolo delle Dolomiti non poteva essere passato di lì all’inizio del secolo. Arriviamo a toccare il bordo destro della “spalla spiovente” del mio tentativo di tanti anni prima, poi procediamo diritti fino in cima.

Antonio Bernard Baffelan

 

Agosto 2017

Sono passati altri 4 decenni. Sono passati anche i miei anni, purtroppo. Però non è passata la curiosità di mettere il naso su quella via tuttora giudicata anche dalle guide locali come “misteriosa”.
Assieme a due amici di Parma, Pietro e Matteo, ci portiamo all’attacco. Fidandomi del fatto di avere già percorso almeno metà parete sono certo di trovare il percorso giusto. Probabilmente con qualche variante arriviamo sotto il punto in cui , più di mezzo secolo fa, raggiungemmo la “spalla spiovente” sfruttando la poco visibile cengetta risolutiva.
Quella cengetta, però, non la vedo più.
O mi è calata la vista ( anche questo non è da escludere! ) oppure l’esile passaggio è franato. Infatti vedo in alto sopra di me, sulla sinistra dove mi pare di ricordare la famosa “cengetta”, una larga chiazza gialla. L’unica alternativa sarebbero due schifosi camini strapiombanti, coperti da un dito di fango e muschio. Esito. Sarà perché in tre si è più lenti che in due, sarà perché abbiamo attaccato tardi, sarà perché al giorno d’oggi si perde giustamente il tempo nel proteggersi con i chiodi e nell’attrezzare bene le soste, sarà anche ( lo ammetto ) perché non sono più di primo pelo, ma ormai stiamo facendo tardi. Se ci mettiamo a cercare a destra e a sinistra si rischia di non arrivare in cima prima di notte.
Anche questa volta si ritorna, in corda doppia però, visto che abbiamo due corde e parecchi chiodi.
Il percorso storico, però, è individuato. Tutto sta nel trovare il passaggio nel punto in cui ritengo che la sottile cengia sia franata.
Se qualcuno riesce ad arrivare alla “spalla”, la via è risolta: o si va dove dovrebbe essere la probabile via originale ( verso sinistra ), oppure la Piaz coincide, per 4 o 5 tiri, con la via diretta un po’ a destra, aperta da Maffei e dal sottoscritto nel luglio del 1977. Infatti, quel tratto della nostra via è compatibile con le difficoltà dichiarate da Piaz e superabili nel primo novecento: al massimo passaggi di quinto. Più sotto e più sopra la Maffei-Bernard è di tutt’altra difficoltà.
Se qualcuno vuole fare la probabile prima ripetizione, ecco qui le informazioni necessarie.
Io per ora non vengo. Ho deciso che ci ritornerò fra un altro mezzo secolo.

Note

Nella foto della parete allegata a questo articolo la Via Piaz è segnata con linea rossa continua. Sono segnate invece con linea rossa tratteggiata tre altre vie successive.

Per la precisione, quindi, sulla foto risultano i seguenti itinerari, da sin. a dx.:1) Via Bernard-Vigo alla Punta Salvanes ( relazionata anche da Furlani; via sufficientemente chiodata e già ripetuta ) del 1989, con variante diretta sulla sinistra ( non ripetuta )- 2) percorso molto probabile della via Piaz e compagni 1912, con la possibilità di deviare a metà sui “Diedri Nord”, almeno nel tratto centrale – 3) “Diedri Nord” di Maffei-Bernard ( com. alt.) del 29-7-1977 ( non ripetuta,parzialmente attrezzata ) 4) “Torre dell’Amicizia” , Maffei- Bernard ( com. alt.) del 29/30-7-1977 ( non ripetuta, parzialmente attrezzata).

Lunedì, 22 Gennaio 2018 20:27

 

...in cima al K2 ho vissuto un attimo dell’eternità...

In questi giorni il K2 tiene le copertine dei siti di montagna per il tentativo della prima salita invernale: è l'unico degli Ottomila non ancora salito nella stagione più fredda.

Il mitico Kurt, socio CAAI del Gruppo Centrale, così sintetizza la sua esperienza sulla seconda vetta del pianeta in un'intervista pubblicata oggi su MONTAGNA TV.

Clicca sul link per leggere il testo completo dell'intervista:

https://www.montagna.tv/cms/117854/diemberger-in-cima-al-k2-ho-vissuto-un-attimo-delleternita/

 

 

Sabato, 20 Gennaio 2018 19:00

 

"La tecnologia è un moltiplicatore......invade in modo massiccio, non entra in punta di piedi, e in genere finisce per escludere con la sua presenza i sogni e le nostre doti d’intuito e pensiero".

Alessandro Gogna, Accademico e Guida Alpina, approfondisce le tematiche che sono state trattate al Convegno Nazionale CAAI di Teolo il 30 settembre 2017 (vedi articolo correlato  http://www.clubalpinoaccademico.it/index.php/news-2/item/316-alpinismo-e-tecnologia ).

 Leggi l'articolo qui:

http://osservatorioliberta.it/alpinismo-e-tecnologia-1300

 

 

 

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