Relazioni

Club Alpino Accademico Italiano

L'inghilterra mi ha accolto proprio come me la immaginavo

Domenica, 05 Novembre 2017 18:11

DIEGO DELLAI racconta la sua esperienza al

BMC International Summer Climbing Meet 2017

 

 

L'inghilterra mi ha accolto proprio come me la immaginavo: un forte contrasto tra il
verde di prati dove pascolano pecore e l'umido grigio di una giornata
uggiosa! Dopo tre ore di pullman arrivo a Princetown dove incontro
Peter, un simpatico omone conosciuto su internet che si è offerto di
ospitarmi per alcuni giorni, giusto il tempo per prendere un po' di
dimestichezza con l'inglese prima dell'inizio del meeting.

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Princetown è un piccolo villaggio al centro del Dartmoor National Park, un'immensa
distesa di dolci colline pascolate allo stato brado da pecore e
cavalli, dove affiorano delle carratteristiche stratificazioni
rocciose.

Sabato pomeriggio saluto Peter e salgo in treno per raggiungere Penzance, città di
mare nel sud della Cornovaglia e punto di ritrovo dove iniziera la
mia avventura.

All'interno della stazione, in una piccola sala d'attesa alcuni ragazzi sono li che
aspettano, sono incerto, ma dopo alcuni istanti di esitazione,
vedendo spuntare dallo zaino di uno di loro una corda da arrampicata,
capisco subito di essere arrivato nel posto giusto!

Faccio conoscenza con Miha dalla Slovenia, Vasileios dalla Grecia e Mariana dal
Portogallo.

Sembra di partecipare a un qualche programmi televisivo, ogni tanto la porta
scorrevole si apre e... voilà, arriva un nuovo ospite a
rappresentare il proprio paese.

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In tutto saremo circa 30 climber giunti a rappresentare 25 nazioni europee ma non
solo, c'è chi arriva dal Sudafrica, dal Giappone e dalla Nuova
Zelanda. Per una settimana alloggeremo al Count House, una specie di
rifugio dalle facciate in pietra grigia e le finestre quadrettate
bianche, situato su un promontorio di prati, muretti e fattorie con
vista sull'oceano.

La sera stessa, durante il buffet di accoglienza, Becky la resposabile
dell'organizzazione e il pressidente del BMC (british mountain
council) Steve Scott, ci espogono il programma del meeting e
consegnano a tutti la guida di arrampicata augurandoci di passare una
bella settimana ed arrivare a domenica tutti sani e interi!

Arrampicheremo affiancati ad un Host (accompagnatore e socio di cordata membro del
BMC) che cambierà ogni due giorni, e con il quale pianificheremo le
giornate, tra pareti e scogliere.

Domenica il meteo è ottimo e la voglia di mettere le mani sulla roccia è tanta; tutti
assieme facciamo un'abbondante colazione all'interno di un tendone
allestito sul prato del rifugio.

Oggi ho l'onore di arrampicare proprio con il presidente del BMC Steve e assieme
decidiamo di andare ad arrampicare nella vicina falesia di Bosigran,
una parete di ottimo granito con multipich fino a 90m e una splendida
vista sull'oceano.

Quando arriva il momento di attaccare all'imbrago il mio piccolo mazzetto di dadi e la
serie di friend, lo sguardo di Steve mi fa intuire che qualcosa non
quadra....non capisco bene la sua spiegazione così poi usando parole
semplici mi dice che i friend vanno bene ma che con quella scelta di
dadi non vado da nessuna parte, a questo punto apre lo zaino e mi
dice:" These are better!" impugnando un mazzo enorme di
dadi raggruppati per misure.

Nei primi tiri facili stracarico di materiale, mi sento un po' impacciato e
sinceramente anche ridicolo ma verso sera quando mi ritrovo ad
affrontare una placca di E2 dove per proteggersi all' interno di una
fessura svasa e superficiale, i friend sono completamente inefficaci,
la mia opinione cambia e sono felice e rilassato di avere con me 6
piccoli dadi della stessa misura!

Lunedì mattina il morale è basso, la finestra della camerata è bagnata da una
leggera piogerellina mista a vento; c'è chi va a visitare i paesi
vicini e chi si mette a leggere un libro.

Io mi aggrego a Stephen da Malta e il suo host Scott Titt (per me "the old
fox"), un omone dai capelli bianchi, occhiali spessi e un
sorriso carico di entusiasmo.

In auto ci dirigiamo a Sennon, un piccolo paesino di mare affiancato da una
bella scogliera. La frase del giorno sarà" the rock is very
wett", la roccia è molto umida e scivolosa ma nonostante ciò
saliamo alcune linee in top rope, l'ambiente è per me nuovo,
grandioso e inusuale.

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Ogni sera dopo cena c'è sempre in programma qualche attività o intrattenimento,
dalla festicciola con musica tradizionale dal vivo alle presentazioni
fotografiche e storie di arrampicate e alpinisti.

In una di queste serate mi ritrovo protagonista proiettando delle foto per raccontare
del mio piccolo paese Tonezza, le sue montagne e le Dolomiti ad un
pubblico internazionale che a fine presentazione con un po' di
invidia, a sguardi e parole mi fa capire quanto sono fortunato a
vivere in un posto così!

é proprio vero, quando ci si diverte le giornate scorrono veloci e in un attimo
arriva giovedì.

Oggi mi ritrovo a scalare con Masa Sakano, un simpatico giapponese che da alcuni anni
vive in Inghilterra per motivi di lavoro. L'obbiettivo del giorno è
di salire Dream Liberator, la combinazione di due vie che stando al
parere di alcuni ripetitori è una delle linee più belle ed
affascinanti della zona. Bisogna però tenere conto di alcuni aspetti
e saper aspettare..... aspettare che la marea si abbassi per non
rischiare di essere travolti dalla potenza dell'oceano ed aspettare
l'arrivo del sole che asciuga la parete e migliora di molto la tenuta
delle scarpette.

Fatti un po' di calcoli, decidiamo di passare la mattinata sulla vicina parete di
Bosigran per sfruttare al meglio la giornata ma soprattutto per poter
conoscere il mio socio e prendere confidenza in parete. Saliamo due
bellissimi itinerari di E2 e nel tardo pomeriggio, dopo esserci
rifocillati al Count House, ci incamminiamo verso il nostro
obbiettivo. Per scendere alla base della scogliera ci caliamo con una
corda statica per 50m e poi continuiamo a scendere lungo un profondo
canalone prima molto friabile, poi tra grossi massi incastrati sotto
i quali gorgheggia l'oceano. Facciamo fatica a comunicare sovrastati
dal rumore delle onde.

Il primo tiro fa impressione: un traverso in placca su roccia viscida e ti ritrovi con
l'oceano furioso a 4-5 metri sotto il sedere, si continua poi in
verticale per raggiungere un piccolo diedro ed uscire dalla zona
d'ombra. Mi guardo un po' attorno facendo finta di niente e poi
inizio a filare le corde con la speranza che Masa si leghi e decida
di partire....per fortuna va proprio così! Con estrema cautela
risolve tutti i passaggi scivolosi e giunto al sole crea una sosta
utilizzando tre dadi ed un friend. Il tiro successivo che è anche il
più difficile spetta a me.

Ci passiamo il materiale, sull'imbragatura di Masa c'è una montagna di materiale,
tra dadi, cordini, moschettoni e friend c'è pure la guida di
arrampicata all'interno di una custodia! Rileggiamo alcune volte la
relazione per non fare errori e seguire la giusta linea.

Parto sicuro, piazzo un buon friend e rinvio la corda blu mentre nelle protezioni
di destra passo la rossa. Dopo 10m mi ritrovo sotto un tetto
irregolare di un metro, incerto sul da farsi....passo a sinistra o
dritto? Dopo alcuni tentativi decido di provare a sinistra, ho un
buon friend a 3m sulla corda rossa e un cordino su un piccolissimo
spuntone sulla blu. Inizio a salire e porto le mani oltre al tetto
convinto di trovare delle buone maniglie ma niente "saranno più
sù" penso. Esco dal tetto con tutto il busto ma per le mani ho
solo una piccola fessura svasa, in quella posizione il peso del
materiale sull'imbrago è enorme. Provo a mollare una mano per
incastrare un dado ma non riesco, le forze stanno calando
velocemente.....il cervello pensa già avanti, vedo l'ottimo friend a
4 metri in diagonale e grido al mio socio "I can fall!"
Provo ancora una volta a prendere la mazzetta dei dadi ma appena
stacco la mano capisco che siamo agli sgoccioli, guardo per un
brevissimo istante Masa e dopo un secondo mi ritrovo otto metri più
in basso a dondolare sul vuoto oltre lo spigolo!

Ottimo, il friend ha lavorato benissimo però ora meglio inventare qualcosa per finire
il tiro!

Traverso in placca a destra fino a raggiungere un vecchio dado
incastrato, la sosta dovrebbe essere 7/8 metri sopra la mia testa.
Una microscopica fessura sotto un tettino diagonale mi fa ritornare
la speranza e così rispolvero un po' di tecnica artificiale
incastrando un micro dado, poi con alcuni passaggi su cliff alternati
a micro friend, raggiungo il punto di sosta dove piazzo due ottimi
friend e finalmente urlo al mio compagno "Belay, i'm safe!"

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Quando Masa mi raggiunge il sole sta già tramontando dentro l'oceano, il paesaggio
è spettacolare, è tardi ma poco ci importa, saliamo l'ultimo tiro
senza trovare problemi e in breve raggiungiamo i prati sommitali. Con
le ultime luci ma senza fretta ci incamminiamo verso il nostro
rifugio, mi metto a cantare una canzone a squarciagola tanto ad
ascoltarmi ci sono solo prati, cespugli, mucche e Masa che non
capisce il significato ma sembra divertito.

In questa settimana ho potuto capire il vero significato della parola TRAD che
poco ha a che fare con l'idea che mi ero fatto.

Cercare di comparare le scale di difficoltà è complicato e forse, secondo me,
anche inutile, perchè per l'etica Trad inglese conta di più
superare una linea difficilmente proteggibile e le difficoltà
tecniche passano in secondo piano anche se spesso per le
caratteristiche della roccia, questi parametri vanno di pari passo.
Anche la realizzazione delle soste direttamente con le corde di
salita è un modo efficace per adattarsi alla morfologia delle
scogliere e al vento che spesso obbliga a spostarsi sul bordo della
parete per poter comunicare e assicurare in modo ottimale il secondo
di cordata.

Si potrebbe andare avanti per ore a discutere di sicurezza, protezioni, gradi ed
etica ma forse lo scopo del meeting non era solo questo; in questa
settimana ho potuto conoscere persone più o meno forti ma tutti
uniti dalla voglia di riempire le proprie giornate arrampicando nel
rispetto degli altri e dell'ambiente.

Ciò che più mi resterà impresso è la grandiosità dell'oceano che segna
l'orizzonte, la forza selvaggio delle onde mentre si infrangono sugli
scogli, il volo leggero e libero dei gabbiani che vanno e vengono dai
nidi in cerca di cibo, il vento della sera con la luce calda e nitida
del tramonto.

Un grazie particolare va al CAAI che ha creduto in me dandomi la possibilità
di partecipare a questo splendido meeting.

Grazie al mio datore di lavoro nonchè fratello Samuele che ancora una volta mi ha
lasciato libertà per seguire le mie passioni.

Un grazie va al negozio Valli Sport per la collaborazione e il sostegno!

 

 

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