CAAI

Club Alpino Accademico Italiano
Domenica, 18 Ottobre 2015 16:50

logo storico 100Il Club Alpino Accademico Italiano venne costituito a Torino nel 1904 con il concorso dei gruppi torinese, ligure e valsesiano. Il distintivo del C.A.A.I. venne disegnato da Adolfo Hess, il primo Presidente fu Ettore Canzio, il primo Annuario fu pubblicato nel 1908.

Soci fondatori: Allegra, Bozano, Canzio, Ceradini, Dietz, Ellensohn, Gugliermina G.B., Gugliermina G.F., Hess, Kind, Martiny, Mondini, Questa, Radio Radiis, Valbusa, Weber.

Mentre si formavano altri club di alpinisti senza guida (il Club Alpino Accademico Aviglianese e il Gruppo Lombardo Alpinisti Senza Guide), nel C.A.A.I. entrarono alpinisti veneti (Berti, Carugati, Fanton, Rossi) e lombardi (Aldo e Alberto Bonacossa, Malvezzi). Soci onorari: Cesare Fiorio, Carlo Ratti, Vittorio Sella. Il 22 gennaio 1922 a Novara un’assemblea dei tre club sopra menzionati approvò la fusione in un unico sodalizio, con il nome ed il distintivo di quello originario e un nuovo Statuto: 90 soci, primo presidente fu Lorenzo Borelli.

ettore canzioNel 1923 si inaugurò il primo rifugio dell’Accademico al Fauteuil des Allemands (Aiguille Noire de Peutérey), cui seguirono dal 1925 i primi bivacchi fissi (ne furono installati otto entro il 1930). A Lorenzo Borrelli succedettero nella carica di Presidente Generale Adolfo Hess (1926) e Umberto Balestreri (1929). I soci erano suddivisi in gruppi sezionali o sezioni. Nel 1930 il C.A.A.I. venne sciolto per disposizione governativa nell’ambito di una riorganizzazione delle associazioni sportive, e i soci furono aggregati alle sezioni del C.A.I. di appartenenza. Ma già nel 1931 il nuovo Presidente del C.A.I. (Angelo Manaresi) ricostituì il C.A.A.I. come “Sezione autonoma” del C.A.I con un nuovo proprio Statuto. Venne riconfermato presidente Umberto Balestreri, che aveva discusso con Manaresi le linee generali dell’operazione per salvaguardare l’indipendenza del C.A.A.I.: nel 1931 ne facevano parte 205 membri suddivisi in 8 gruppi (Torino, Milano, Trento, Bolzano, Belluno, Venezia, Trieste, Roma).

Ebbe inizio una fase di intensa attività, con la pubblicazione dell’Annuario 1927-31, le settimane alpinistiche e i convegni nazionali annuali, nei quali venivano discussi problemi vitali come il professionismo e la promozione dell’alpinismo extra-europeo. Alla scomparsa di Balestreri, perito durante un’ascensione sci-alpinistica nell’aprile 1933, venne eletto Presidente Aldo Bonacossa. Era l’epoca d’oro del sesto grado, in cui alpinisti accademici aprivano grandi itinerari, ed erano anche autori di guide alpinistiche e di magistrali testi di alpinismo. Nel 1934 si ebbe la prima spedizione extra-europea dell’Accademico nelle Ande argentine. Alla fine della seconda Guerra Mondiale parve indispensabile sottolineare la rottura con il passato ridando al C.A.A.I. completa autonomia rispetto al C.A.I. e modificando in tal senso lo Statuto del 1931. Nello Statuto 1947 si istituirono i tre Gruppi attuali e la Commissione Tecnica. Venne eletto Presidente GeneraleCarlo Chersi.

L’esperienza di una gestione totalmente autonoma si rivelò ben presto irta di difficoltà (in particolare per la mancanza dei fondi necessari per rimettere e mantenere in efficienza i bivacchi, il cui numero era cresciuto a 17), cosicchè l’Assemblea Generale riunita a Trento il 13 settembre 1953 approvò il reinserimento nel C.A.I. come “Sezione nazionale”. Nello Statuto venne riformulato l’art.4, quello in cui sono definiti i requisiti per l’ammissione, affermando la validità dei titoli di carattere esplorativo, culturale e organizzativo oltre a quelli alpinistici. Nel 1954, in occasione del 50° anniversario della fondazione e a più di vent’anni dal precedente, riapparve l’Annuario. Nella carica di Presidente Generale si succedettero Carlo Negri (1956) e Ugo di Vallepiana (1960). La presidenza Vallepiana si trovò di fronte al problema dell’ammissione delle donne al C.A.A.I., non prevista esplicitamente dallo Statuto, contro la quale si pronunciò a larga maggioranza l’assemblea generale dei soci tenutasi a Verona nel 1966. Vennero ripresi i convegni nazionali, organizzati a turno da uno dei Gruppi, il primo a Cortina nel 1968. Il Consiglio Centrale del C.A.I. aveva accolto nel frattempo la proposta di Vallepiana che uno dei numeri della Rivista del C.A.I. venisse ogni anno redatto a cura del C.A.A.I.: il primo di questi (giugno 1968, ne seguirono altri tre) fu un numero di 128 pagine di eccezionale interesse. Nel frattempo erano usciti altri due numeri dell’Annuario (1963 e 1970), mentre nel 70° anniversario della fondazione venne pubblicato come Annuario 1974 un volume di 180 pagine, il primo dopo quello 1927-31 che non avesse solo contenuto anagrafico.

prima tesseraLa prima tessera del CAAIDimissionario per ragioni di salute nel 1975, Vallepiana lasciò la Presidenza a Renato Chabod. Questi, che come Presidente Generale del C.A.I. aveva dato vita alla Commissione Centrale Spedizioni Extra-europee affidandola alla gestione del C.A.A.I., ripropose alla discussione il regolamento della stessa, allo scopo di renderne più incisiva l’influenza sull’attività extra-europea nazionale. Ma le innovazioni proposte trovarono solo una parziale approvazione da parte del Consiglio Centrale del C.A.I. Intanto i soci accademici partecipavano attivamente alle spedizioni organizzate nell’ambito delle sezioni del C.A.I., e si ebbero anche vere e proprie spedizioni di Gruppi C.A.A.I. (per es. l’Orientale al Churen Himal nel 1969, l’Occidentale al Changabang nel 1981). Nel 1977 l’Assemblea Generale convocata a Milano si espresse a larga maggioranza a favore dell’ammissibilità delle donne al C.A.A.I., con gli stessi criteri in vigore per gli uomini. Seguì nel 1978 l’ammissione delle prime due donne, Silvia Metzeltin e Adriana Valdo, proposte dal Gruppo Orientale. Nel 1978 a Chabod subentrò Roberto Osio. L’inserimento nel C.A.I. come “Sezione nazionale”, in parallelo a quella delle guide (l’A.G.A.I.), venne formalizzato con l’approvazione da parte dell’Assemblea dei Delegati del C.A.I. dell’art. 29 dello Statuto e dell’art. 66 del Regolamento (Brescia, 1981). Ne conseguì la concessione di un supporto finanziario annuale della Sede Centrale alle attività dell’Accademico e dell’A.G.A.I., considerate attività istituzionali. Su proposta di Osio, appoggiata dal Presidente Generale Giacomo Priotto, il Consiglio Centrale affidò al C.A.A.I. la pubblicazione del Bollettino del C.A.I. (Parte alpinistica) in uno con il suo Annuario. Dal 1981 i numeri dell’Annuario/Bollettino si sono succeduti annualmente.

Nel 1984 (Finale Ligure) e nel 1988 (Bagni del Masino) si ebbero due assemblee generali per modificare il Regolamento al fine di adeguarlo per quanto possibile ai regolamenti sezionali. Durante tali assemblee venne riaperta la discussione sul professionismo, ma alla fine fu confermato l’orientamento tradizionale. Il Convegno Nazionale del 1987, tenutosi a Biella, fu organizzato come convegno internazionale di alpinisti per la protezione dell’ambiente di montagna. Vi parteciparono numerose figure di primo piano del mondo alpinistico e si concluse con la costituzione dell’associazione internazionale “Mountain Wilderness”: gli atti del convegno furono pubblicati sull’Annuario C.A.A.I. 1988. Nel 1991 Giovanni Rossi succedette a Roberto Osio. Il Club, che dopo lo scioglimento della Commissione Centrale Spedizioni Extra-europee aveva voluto dare continuità alla sua azione di orientamento dell’alpinismo italiano extra-europeo con la proposta di organizzare stages di alpinismo himalayano (1990), proposta che dovette essere accantonata per ragioni economiche, suggerì l’istituzione di un riconoscimento del C.A.I. alle spedizioni che meglio interpretano i criteri moderni di rispetto dell’ambiente: il riconoscimento venne intitolato all’accademico Paolo Consiglio ed ebbe la sua prima edizione nel 1995. Nel quadro del suo impegno per la difesa dell’ambiente alpinistico, il Club dette un contributo essenziale alla preparazione e allo svolgimento del Convegno di Courmayeur su “L’alta montagna e il conflitto di interessi”, che si concluse con l’approvazione delle “Tavole della Montagna” (1995), e successivamente alla loro ratifica e divulgazione (Congresso C.A.I. di Pesaro, 1997). Nel 1998 l’assemblea generale (al Passo della Presolana) nominò Ninì Pietrasanta socio ad honorem del C.A.A.I. e approvò a larga maggioranza un documento per la limitazione dell’uso delle protezioni fisse in montagna. Nel 2000 a Giovanni Rossi succedette Corradino Rabbi, attuale Presidente Generale.

 Il Club Alpino Accademico Italiano: una storia intessuta di problemi culturali

Fonti specifiche per una storia dell’Accademico sono gli scritti di E. Canzio in Annuario CAAI 1922-23, ripubblicato in R.M. CAI 1952, 345-8; di C. Chersi in R.M. CAI 1953, 19-22; di B. Figari nel volume “I Cento Anni del CAI” (506-21), riportato in Annuario CAAI 1974 con l’integrazione di R. Chabod (38-67). Da questi testi, dagli editoriali dei Presidenti generali sull’Annuario e dai resoconti dei Convegni Nazionali, ci si può fare un’idea dei problemi che si sono via via presentati nella vita del Club ai consigli direttivi a partire dal 1922, quando esso assunse dimensioni nazionali, fondendosi con il Gruppo Lombardo Alpinisti senza Guide e con il Club Alpino Accademico Aviglianese, problemi che risultano essere strettamente legati alle sue caratteristiche originarie, e quindi problemi di natura culturale. Uscito dall’ambito regionale in cui si svolgeva prevalentemente l’attività dei club che l’avevano costituito, l’Accademico fu naturalmente portato a confrontarsi con più impegnativi programmi di azione collettiva. Contemporaneamente, essendo un fatto compiuto la diffusione dell’alpinismo senza guide, che aveva motivato il nascere di quei club, esso ebbe una sua prima crisi di identità. La chiave per la soluzione di questa crisi si trova già nell’editoriale dell’Annuario 1924-26, in cui il presidente Hess cercava di individuare una possibile permanente ragion d’essere dell’Accademico: “…oggi che il C.A.I. è diventato una società numerosissima e complessa, sparsa in tutta Italia, con problemi nazionali e politici, con indirizzo di popolarizzazione, con scopi editoriali e commerciali …, oggi più che mai ha ragion d’essere una istituzione che si ispiri ai puri ideali del grande alpinismo e si preoccupi esclusivamente dei problemi della tecnica alpina e dello studio delle montagne”. In effetti non vi era niente di più appropriato a un club alpinistico di questa funzione di salvaguardia dei valori originali dell’alpinismo, di cui a buon diritto si riteneva di essere i depositari, valori che le conseguenze dell’azione di propaganda nelle masse esponevano al rischio di essere dimenticati e perfino contraddetti.

Fu grande merito di Umberto Balestreri aver indicato concretamente come esercitare questa funzione, intuendo l’importanza di un inserimento del Club nella struttura del C.A.I. e invitando i soci a non limitarsi a esplicare un’attività alpinistica ragguardevole, ma a diventare “presso le varie sezioni del C.A.I. guide e centri di alpinismo specialmente tra i giovani” (R.M. CAI 1931, 701). Doveva corrispondere puntualmente a questo invito l’impegno di accademici per la creazione di scuole di alpinismo e in un secondo tempo per l’istituzione di un organo tecnico di controllo e di coordinamento (Carlo Negri e la Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo). Il legame “strutturale” con il C.A.I. venne rimesso in discussione negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, ma assai presto dovette essere ripreso in considerazione e ripristinato (Assemblea di Trento, 1953). Secondo Balestreri l’Accademico doveva inoltre intervenire in prima persona con prese di posizione ufficiali sulle questioni di fondo riguardanti l’alpinismo (classificazione delle difficoltà, uso dei mezzi artificiali, ecc.) e questo non solo con articoli sulle pubblicazioni del C.A.I., ma disponendo anche di una propria prestigiosa pubblicazione periodica, un annuario a carattere non solo anagrafico. Fu così che venne pubblicato quello relativo agli anni 1927-31 (dal 1981 il Club lo pubblica regolarmente in uno con la parte alpinistica del Bollettino del C.A.I.) Anche l’impegno del Club Alpino Accademico per l’alpinismo extra-europeo risale al periodo della presidenza Balestreri, a quella “proposta De Pollitzer Pollenghi”, socio del sottogruppo triestino che nel 1929 era stato sulle montagne del Caucaso, per la costituzione di un comitato con il compito di “creare una mentalità ed un interessamento per l’alpinismo extra-europeo, recensire le pubblicazioni e dare notizia delle spedizioni effettuate, stringere rapporti con i principali istituti italiani ed esteri che si occupano dell’alpinismo esplorativo extra-europeo…” (R.M. 1933, 52). È facile riconoscere in questa proposta, che fu trasmessa alla Presidenza del C.A.I. ma non ebbe seguito immediato, il germe della futura Commissione Centrale Spedizioni Extra-europee, e del futuro Centro di studio e documentazione C.I.S.D.A.E., creati alla fine degli anni 1960, per iniziativa rispettivamente degli accademici Renato Chabod e Mario Fantin. Dopo la soppressione della Commissione (1988), l’Accademico si è adoperato per l’organizzazione di stages di alpinismo himalayano, strada purtroppo rivelatasi impercorribile, e successivamente per l’istituzione di un riconoscimento del C.A.I. alle spedizioni che meglio interpretano i criteri moderni di rispetto dell’ambiente, riconoscimento intitolato all’accademico Paolo Consiglio.

1124px Franco Alletto Paolo ConsiglioPaolo Consiglio (a destra) – Spedizione Saraghrar Peak 1959È comprensibile che sia di data molto più recente (fine anni 1980) l’impegno del Club nel campo della conservazione e della protezione dell’ambiente di alta montagna, impegno diventato oggi prioritario sia per l’alpinismo sulle Alpi sia per quello extra-europeo. Che esso gli sia connaturato lo dimostra l’iniziativa che risale agli anni 1920 di collocare in luoghi remoti bivacchi fissi con funzioni strettamente alpinistiche. Il suo ruolo, sostenuto con innegabile vigore nelle sedi appropriate, è stato e rimane quello di affermare che l’essenza stessa dell’alpinismo esige la conservazione dell’ambiente originario, ossia la severa limitazione delle facilitazioni artificiali. Per far fronte a impegni che hanno spesso implicazioni culturali, l’Accademico ha dovuto assai presto affrontare il problema dei criteri di ammissione dei nuovi soci. Se un tempo l’esigenza principale era quella di avere garanzie sulle capacità tecniche del candidato e sulla continuazione di un’attività alpinistica ad alto livello dopo l’ammissione, con gli anni 1950 si è aperto il dibattito su criteri di valutazione delle candidature che assicurassero la continuità anche in termini di dirigenza e di attività sociale: un dibattito che si può ben dire permanente. L’impostazione data al problema da O. Soravito (Annuario CAAI 1963, 15-6) rimane tuttavia la più soddisfacente: il “vero” alpinista accademico, che forma l’ossatura del Club e potenzialmente i suoi quadri dirigenti, non è l’alpinista “estremo”, specialista della roccia o del ghiaccio che vi è ammesso “per forza di cose”, ma l’alpinista completo, che ha al suo attivo numerose salite di grande difficoltà su ogni tipo di terreno, ha una solida preparazione culturale ed è consapevole degli impegni che assume verso il Club a cui chiede di appartenere. Spetta ai soci presentatori il compito di individuare questi candidati tra gli alpinisti delle loro Sezioni.

Una rassegna dei problemi che hanno caratterizzato la vita dell’Accademico non può non far cenno alla questione del professionismo. Statuti e regolamenti hanno affermato solo indirettamente il principio del dilettantismo, ma esso è profondamente insito nelle tradizioni del Club, al punto che non è sembrato e non sembra possibile contraddirlo senza proporne lo scioglimento. Anche qui ha fatto testo la linea enunciata da Balestreri: “Il C.A.A.I. valorizzando la bravura alpinistica non deve dimenticare di difendere al tempo stesso la purezza dell’idea e il disinteresse della passione…” (Relazione al Congresso del C.A.I. 1931). Contro la moderna generale tendenza alla commercializzazione delle attività sportive, l’Accademico non ha inteso modificare la sua impostazione originaria, nella convinzione che i valori propri dell’alpinismo praticato senza condizionamenti economici valgano la rinuncia ad avere nelle proprie file qualche alpinista di punta del momento.

Domenica, 18 Ottobre 2015 11:13
Abrate Angelo (1985) – Adami Enrico (1980) – Adami Giuseppe (1977) – Agostini Mario (1965) – Aiazzi Josve  (2009) – Alberto I del Belgio (1934, Ardennes Belges) – Albertini Gianni (1977) – Allegra Ettore – Alletto  Franco (1992) – Ambrosio Ettore – Ambrosio Mario (1966) – Amedeo di Savoia Aosta (1942) – Andreis Emanuele (1964, Dente del Gigante) – Andreoletti Arturo (1976) – Andrich Alvise (1951) – Andrich Carlo (2006) – Andrich Giovanni (1972) – Angelini Giovan­ni (1990) –  Angelino Ugo Marione (2016) - Antoldi Guido (1932, Rocca Castello) – Armando Paolo (1970, Mont Greuvetta) – Armani Matteo (1972)

Balabio Romano (1911) – Baldi Carlo (1975) – Balestreri Umberto (1933, Ghiacciaio del Morteratsch) – Balzola Luigi (Gino) (1983) – Baratono Michele (1971) – Barisone Era­smo (1940, Punto Giordani) – Baron Jose (2002) – Bee Riccardo (1982, M.Agner) – Beglio Alessandro (1991) – Benedetti Giulio (1989) – Benedetti Renzo (Nepal 2015) – Bernasconi Gian Elia (1982) – Bernasconi Mario (1959) – Bernasconi Pier Luigi (1999) – Bertani Fran­cesco   (1907, Meije) – Bertazzoli Mario (1997) – Berti Antonio (1956) – Bertoli Alessandro (1968) – Bianchet Furio (1969) – Bianchi Giuseppe (1927, Campanile Basso) – Bianchi Mario (2016) - Biasin Giancarlo (1964, Sass Maor) – Bigatti Adriano (2007) – Binaghi Luigi (1976) – Binel Lino (1981) – Biressi Emilio Cle­mente (1968) – Bisaccia Mario (1975) – Bizzarro Paolo (2005) – Boccalatte Gabriele (1938, Aiguille de Triolet) – Boccazzi Cino (2009) – Boffa Ballaran Felice (1994) – Boido Giuseppe (1964) – Bollini della Predosa Paolo (1998) – Bon Luigi (1986) – Bonacossa Al­berto (1953) – Bonacossa Aldo (1975) – Bo­nardi Gianni (1996) – Bonatti Walter (2011) – Bonvecchio Settimo (1969) – Bonzi Leonardo (1977) – Bordone Mario (1974) – Borelli Lorenzo (1936, Palestra di Balme) – Borelli Mario (1970) – Bortoli At­tilio (1978) – Bosio Giuseppe (1925) – Bottoni Gerolamo – Boyer Alfredo – Bozano Lorenzo (1918) – Bozzino Giovanbattista (1955) – Boz­zoli Parasacchi Elvezio (1970) – Bramani Vitale (1970) – Brasca Luigi (1929) – Brianzi Giorgio (1981, M. Rosa) – Brioschi Luigi (1936) – Brofferio  Angelo – Broggi Giusep­pe (1990) – Brosio Italo – Brunner Giorgio (1965) – Buscaglione Edoardo (1990) – Buscaini Gino (2002)
Cabianca Gianni (1982) – Cairati Crivelli Riccardo (1948) – Calcagno Ettore (1983) – Calcagno Gianni (1992, M. Mckinley) – Caldart Giuseppe (2010) – Calegari Angelo (1956) – Calegari Roma­no (1969) – Calvi Attilio (1916) – Calvi Nino (1919, Adamello) – Camasio Alberto (1916) – Campagnola Silvio (2005) – Campia Matteo (2009) – Canal Marcello (1971) - Canali Mario (2014) – Canepa Pietro (1954) – Canevali Luigi – Canziani Umber­to (1915) – Canzio Ettore (1946) – Cappellari Dino – Capuis Cesare (1932, Torre d’Alleghe) – Carlesso Raffaele (2000) – Carli An­gelo (1986) – Caron Giovanni (1973) – Carpano Secondo (1953) – Carugati Gino (1956) – Casara Severino (1978) – Casati Carlo (2007) – CasettaGiovanbattista (1980) – Casiraghi Aldo – Cassin Riccardo (2009) – Castagna Luigi (1951, Grigna Meridionale) – Castelli Alfonso – Castelli Egidio – Castelli Giulio (1950) – Castiglioni Ettore (1944, Pas­so del Forno) – Cecioni Enrico (1971) – Ceradini Mario – Ceresa Paolo (1998) – Ceresa Stefano (1984) – Cerioli Bruno (1987) – Cesa de Marchi Vittorio (1966) – Cesana Giovanbattista (1964) – Cesareni Giulio (1976) – Cetin Giuseppe (2002) – Chabod Federico (1960) – Chabod Renato (1990) – Chersi Carlo (1960) – Chiaf Giuseppe (2011, Cervino) – Chiappa Daniele (2008) – Chiappero Aldo (1971) – Cicogna Agostino (1998) – Colbertaldo Andrea (1991) – Collino Vit­torio (1931) – Comici Emilio (1940, Palestra di Vallunga) – Comino Alessandro (1971) – Conforto Umberto (1949) – Consiglio Paolo (1971, Himalaya del Nepal) – Contini Dauro (1971, Sentiero Roma) – Coppellotti Nino (1915) – Corbellini Regolo (1983) – Corbellini Tullio (1999) – Corti Adolfo – Corti Alfredo (1973) – Corti Armando – Corti Claudio (2010) – Corti Filippo – Corti Mario (1960) – Costantino Piero (1923, Rocca Patanua) – Couzy Jean (1958, Créte des Bergers) – Cremonesi Ambrogio (2011) – Cre­paz Bruno (1982, Langtang Lirung) – Cretier Amilcare (1933, Cervino) – Crocco Giusep­pe (1923, Ciarforon)
Daglio Augusto (1965) – Dainelli Giotto (1968) – Dal Bianco Marco (1967) – Dalbo­sco Claudio (1991) – Dallago Adriano (1938, Marmolada) – Dallago Emilio – Dalla Longa Marco (2005, Nanda Devi) – Dalla Longa Sergio (2007, Dhaulagiri) – Dalla Mano Piero – Dalla Porta Xidias Spiro (2017) - Dall’era Enrico – Danesi Er­manno (1988) – De Amicis Ugo (1962) – Debe­nedetti Mario (1956) – De Diana Guido (1989) – Deffar Riccardo (1946) – De Grego­rio Giuseppe (1979) – De Grunne Xavier – Della Torre Guido (1974, M. Bianco) – Del­l’oro Mario (1956) – De Lorenzi Gino (1997) – Del Torso Alessandro (1967) – De Marchi Giuliano (2009, Antelao) – De Perini En­zo (1974) – De Petro Gustavo (1986) – De Rege di Donato Guido (1994) – De Silvestris Tommaso (1931, Breithorn) – Desio Ardito (2001) – Del Vecchio Guglielmo (2009) – De Toni Ettore (2007) – De Vecchi Egidio – Devies Lucien (1980) – Dietz Teodoro – Dio­nisi Giuseppe (1999) – Dordi Francesco (1948) – Dorna Franco (1984) – Dougan Vladimiro (1955) – Dubosc Edgardo (1969) – Dubosc Leo (1992) – Dumontel Giacomo (1965)
Ellena Giovanni (1976) – Ellensohn Hans – Esposito Ercole (1945, Sassolungo) – Espo­sito Luigi (1993)
Fabbro Vittorio Emanuele (1951) – Fabjan Giordano Bruno (1990) – Fae’ Ernani (1983) – Fantin Mario (1980) – Fanton Arturo (1962) – Fanton Augusto (1915) – Fanton Paolo (1972) – Fanton Umberto (1918) – Farinone Ettore (1994) – Fasana Eugenio (1972) – Fava Paolo (1961) – Fedrizzi Cornelio (1981) – Fenaroli Luigi (1980) – Ferrari Casimiro (2001) – Ferrario Paolo (1916) – Ferreri Eugenio (1946, Grigna Meridionale) – Figari Bartolomeo (1965) – Fi­lippi Carlo – Fincato Silvano (1953, Antelao) – Fino Giorgio (1976) – Fiorio Cesare (1931) – Flora Giuseppe (2011) – Floreanini Cirillo (2003) – Forgiarini Luigi (1978) – Fornelli Pietro (2008) – Fox Giuseppe (1998) – Franceschini Marco (1972) – Franchetti Carlo (1965) – Friederichsen Marcello (1995) – Frisoni Antonio (1940) – Furlani Carlo (2000)
Gabrielli Giulio (1959, Marmolada) – Ga­denz Michele (1987) – Gaia Gustavo (1997) – Gaido Angelo (1984, M. Bianco) – Gallotti Giuseppe (2008) – Gambini Salvatore (1945) – Gansser Fritz (2001) – Garrone Edoardo (1944) – Gasparotto Leopoldo (1944) – Gasperini Medaia Ettore (1993) – Gastaldelli Franco (1996) – Gatto Roissard Leonardo (1956) – Gayda Virginio (1944) – Gazzana Priaroggia Paolo (2003) – Gennati Domenico – Gervasutti Giusto (1946, Mont Blanc du Ta­cul) – Ghelli Fabio (1964) – Ghiglione Piero (1960) – Ghigo Luciano (2008) – Giannantoni Arrigo (1956) – Gilardo­ni Pietro (1974, Monte Bianco) – Gil­berti Celso (1933, Paganella) – Gleria Gasto­ne (1991) – Gnecchi Alessandro – Gnesin Fausto (1917) – Gobbato Renato (1980) – Graffer Giorgio (1940) – Graffer Paolo (2001) – Grana Luigi (1995) – Granzotto Giovanni (1972) – Grassi Giancarlo (1991, M. Bove) – Grazioli Francesco (1957) – Grivetto Michele (1977) – Grottanelli Franco (1973) – Gugliermi­na Giovanbattista (1962) – Gugliermina Giuseppe (1960) – Guidini Giuseppe (1950) – Guidobono Cavalchini Gianpaolo (1989) – Guiglia Giacomo (1972)
Henry Giuseppe (1947) – Hess Adolfo (1951) – Hiebeler Toni (1984) – Holzer Heini (1977, Piz Roseg) – Holzner Ernesto (1969)
Inzigneri Osvaldo (1988) – Inaudi Giuseppe (2004)
Jervis Guglielmo (1944)
Kind Adolfo (1907, Piz Bernina) – Kind Pao­lo (1952)
Laeng Gualtiero (1968) – Lampugnani Giu­seppe (1940) – Laritti Benvenuto (1983) – Laus Aldo (1936, M. Rosa) – Legler Matteo (1971) – Legler Riccardo (1974) – Leonardi Guido (1992) – Leoni Paolo (Castellano, 2016) - Livanos Georges (2004) – Locatelli Antonio (1936) – Locatelli Carlo (1918) – Lonzar Mario (1984) – Loss Giuseppe (1971, Nevado Caras) – Lucchetti Leone – Luchsinger Enrico (1944) – Luigi Amedeo di Savoia (1933) – Lusy Marino (1954)
Maccagno Franco (1971) – Maddalena Francesco (1998) – Maffei Graziano (1994, Ghiacciaio della Marmolada) – Maggioni Gae­tano (1956, M. Cervino) – Magnani Andrea – Maige Henry – Maino Mario (1977) – Mal­lieux René – Malnati Franco (1991, Igl Com­pass) – Malvano Ugo – Malvezzi Luigi (1943) – Mandelli Franco (2005) – Manfroi Luigi (1994) – Mantovani Attilio (1945) – Maraini Fosco (2004) – Marchesini Ettore (1971) – Marega Tarcisio (1999) – Marimonti Pompeo (1987) – Marini Gianni (1948) – Marone Mario (1984, M. Bianco) – Martinotti Alessandro (1927, M. Mars) – Martiny Ernesto (1918) – Masini Luigi (1959) – Matteoda Sergio (1934, Cerro Tronador) – Mauri Carlo (1982) – Mauro Francesco (1953) – Mazzoleni Lorenzo (1996, K2) – Mazzotti Giuseppe (1981) – Meccio Edoardo (1912) – Mejak Walter – Menardi Luigi (1979) – Menardi Ot­to (1987) – Meneghello Francesco (1942) – Meneghin Isidoro (1989, Rocca Sbarua) – Merendi Romano (1963, Dent d’Hèrens) – Meroni Vittorio (2010) – Mezza­lama Ottorino (1931, Alpi Breonie) – Micheletti Paolo (1962) – Miglio Giovanni (2006) – Mila Massimo (1988) – Miori Luigi (1974) – Mondini Felice (1953) – Moraschini Eugenio (1907, Meije) – Motti Gianpiero (1983) – Muzio Angelo (1972)
Navasa Milo (2009) – Negri Carlo (2003) – Negri Cesare (1963) – Neri Virgilio (1982) – Noci Sergio (1923, Rocca Patanua) – Nogara Giovanni – Noseda Pedraglio Nicola (1958, Vedretta di Cedec) – Novarese Umberto (1956)
Oggioni Andrea (1961, M. Bianco) – Oglietti Bernardino (1965) – Olivo Oliviero – Oppio Nino (1982) – Orio Pippo (1982) – Ortelli Toni (2000) – Osio Roberto (2002) – Ottolenghi di Vallepiana Ugo (1978)
Pacifico Umberto (1969) – Pagani Guido (1988) – Paganone Alessandro (1951) – Paini Alberto (1952) – Palozzi Firmino (1994) – Parizzi Aldo (1966) – Parmeggiani Guglielmo ­(1985) – Passerin d’Entreves Jean (1956) – Pedotti  Giovanni (1973) – Pedroni Carlo (1985, Pizzo Badile) – Penzo Vittorio (2000) – Perolari Francesco (1968) – Perotti Giuseppe (2008) – Peyronel Enrico (2010) –
Piacenza Mario (1957) – Piantanida Erminio (1980) – Piazzo Costantino (2009) – Piccardi Antonio – Piccolroaz Carlo (1982) – Pietrasanta Ninì (2000) – Pinardi Mario (1981) – Pinotti Oreste (2003) – Piolti Mario (1938, Aiguille de Triolet) – Piotti Mario (1981, Palestra   di   Avane)   –  Piovan  Franco (1965, Crozzon di Brenta) – Pisoni Gino (1995) – Piussi Ignazio (2008) – Pizzocolo Angelo (1979, Grigna Meridionale) – Platter Remo (1984) – Pobega Pierpaolo (2008) – Pollitzer de Pollenghi Andrea (1972) – Polvara Antonio – Polvara Luigi Gaetano (1976) – Ponti Vittorio (1967) – Porro Augusto (1935, Piz Corvatsch) – Porta Car­lo – Prati Pino (1927, Campanile Basso) – Prato Claudio (1995) – Priarolo Gino (1947, Gruppo di Sella) – Priolo Roberto (2008) – Procovio Carlo (1967)
Quaglia Giuseppe (1936) – Quecchia Tiberio (2001) – Questa Emilio (1906, Aiguille Centr. d’Arves) – Quarti Trevano Gianluigi (2014)
Radio Radiis Alfredo – Rand Herron Al­berto (1932) – Ratti Carlo (1935) – Ratti Vittorio (1945) – Ravelli Francesco (1985) – Ravelli Luigi (1964) – Ravelli Pietro (1973) – Ravelli Zenone (1951) – Rebora Edgardo (1925) – Revelli Luigi (1955, Argentera) – Rigoni Tarci­sio (1995) – Rivero Michele (1971) – Rivetti Guido Alberto (1976) – Rolandi Giovanni (1984) – Rollier Rodolfo (1945) – Romanini Emilio (1999) – Ronchetti Vittorio (1944) – Ronco  Lorenzo (1956) – Rosenkrantz Giorgio (1954, M. Api) – Rossa Guido (1979) – Rossi Mariano – Rossi Rino (1974) – Rossini Angelo (1959) – Rudatis Domenico (1994) – Rusconi Antonio (2008)
Sabbadini Attilio (1983) – Saglio Silvio (1964) – Sala Bruno (1968) – Salvadori Ma­rio (1997) – Salvadori Medardo (1916) – Salvioni Tarcisio (1988) – Sandi Bruno (1989) – Santi Mario (1974) – Scalet Samuele (2009) ­–Schiavio Olin­do (1976) – Scioldo Federico (1930) – Sella Vittorio (1943) – Serafini Antonio (1983) – Sicola Carlo (2007) – Sigismondi Vittorio (1933, Cima Grande di La­varedo) – Silvestri Guido (1972) – Silvestrini Paolo (2006) – Sisto Etto­re (1994) – Sivitilli Ernesto (1940) – Slocovich Piero (2000) – Soravito Oscar (2002) – Sperti Gianangelo (1961) – Stagno Emilio (1961) –  Stenico Marino (1978, Palestra di Ragoli) – Strumia Massimo (1972) – Stura Francesco (1923, Rocca Patanua) – Susatti Fausto (1959, Cima Canali)
Taldo Vasco (2014) -Tarra Luigi (1936) – Tedeschi Mario (1944) – Tegiacchi Alberto (1993, Chaukhamba Li – Garhwal) – Terschak Federico (1977) – Tessari Marco (1940, Becco Alto d’lschiator) – Tinivella Umberto (1941) – Tissi Attilio (1959, Torre Lavaredo) – Tizzoni Arnaldo (1965, Piz­zo Cassandra) – Tizzoni Ugo (1994) – Tonella Guido (1986) – Tonolini Franco (1918)
Usmiani Antonio (1985)
Valbusa Ubaldo (1939) – Vassalli Angelo (1917) – Videsott Giovanni (1979) – Videsott Renzo (1974) – Vidoni Tullio (1988, Pic­colo Altare) – Viganò Oreste – Vigliano Lui­gi (1938) – Vigna Nicola (1940) – Villaggio Piero (2014) – Vinci Alfonso (1992) – Virando Carlo (1979) – Vitali Luigi (1962) – Vollman Walter
Weber Alberto (1907, Pizzo Bernina) – Wiessner Fritz (1988)
Zambaldi Renzo (2009, Colodri) –Zanardi Landi Vittorio (1999) – Zancristoforo Bruno (1991) – Zanetti Francesco (1992) – Zanetti Piero (1972) – Zanutti Al­berto (1958) – Zanutti Renato (1981) – Zapparoli Ettore (1951, M. Rosa) – Zapparoli Manzoni Giuseppe (1979) – Zeni Donato (1965, Torri di Sella) – Zuani Virgilio (1990) – Zucchi Giuseppe (1916)
Domenica, 18 Ottobre 2015 12:31
  • Balmamion Antonio    Via Roma, 1    10077 S. MAURIZIO CANAV. (TO)
  • Bernardi Marco    Via Minetti, 30    10076 NOLE FRAZ. GRANGE (TO)
Domenica, 18 Ottobre 2015 17:30
  • AMI BERNARD Rue de la Cascade, 257 38660 Le Touvet (F)
Giovedì, 22 Ottobre 2015 18:09

Il Convegno Nazionale del Club Alpino Accademico Italiano quest’anno si terrà nei giorni 24 e 25 ottobre a Erba (CO), in Brianza. Saremo ospiti del Castello di Casiglio.

Mercoledì, 13 Marzo 2013 17:37

cleanclimbing locandina

L’associazione Mountain Wilderness Italia e il Club Alpino Accademico Italiano indicono una iniziativa a premi, rivolta a tutti gli alpinisti interessati a riscoprire il valore e il fascino dell’arrampicata che non lascia tracce. L’iniziativa intende rafforzare il messaggio lanciato dal CAAI con i meeting “International TRAD Climbing” nella valle dell’Orco (2010 e 2012). Lo scopo non è quello di suggerire la superiorità del “clean climbing” rispetto alle tecniche di assicurazione e protezione moderne, ma di contribuire a divulgare la possibilità di affiancare alle vie di arrampicata integralmente protette da spit e chiodi uno stile di arrampicata diverso, che si ispira alla tradizione ma la interpreta con uno sguardo nuovo, maggiormente consapevole delle sue valenze psicologiche, culturali e ambientali.

Maggiori informazioni nel pdf allegato

Sabato, 25 Ottobre 2014 18:34

Sabato 11 Ottobre si è svolto a Caprino Veronese il Convegno Nazionale del Club Alpino Accademico Italiano sul tema “La Libertà in Alpinismo”, argomento di grande attualità per i continui attacchi e limitazioni alla libera frequentazione della montagna.

Ma per gli Accademici questa occasione è stata particolarmente importante anche perché al termine del Convegno si è tenuta l’Assemblea Generale con all’ordine del giorno la modifica di uno degli articoli più controversi del nostro statuto e cioè quello che sancisce una incompatibilità assoluta tra Accademici e Guide.

Questa incompatibilità giustificata formalmente dallo statuto del CAI fino a 3 anni fa, che vietava l’appartenenza contemporanea di un socio a 2 Sezioni Nazionali, appunto CAAI e AGAI, è stata rimossa dopo l’istituzione della 3a Sezione Nazionale e cioè il CNSAS per permettere a Guide ed Accademici di essere anche membri del Soccorso Alpino.

Ma vi è sempre stata una forma più complessa di incompatibilità: storica, per l’origine del CAAI nato  110 anni fa come Alpinismo senza Guida e, direi, etico-filosofica, per una tradizione centenaria legata anche allo spirito dell’Accademico che è quello di salire le montagne con tutte le motivazioni possibili, ma non quella di averne un ritorno economico.

Caduta l’incompatibilità formale è rimasta l’altra, ma nelle valutazioni del Consiglio Generale del CAAI che ha proposto la modifica, c’è stata la convinzione che alcuni aspetti dell’altra stessero cambiando.

Oggi assistiamo a cambiamenti epocali e le convinzioni granitiche di ieri si sgretolano con incredibile rapidità, portandoci a scelte e decisioni individuali e collettive impensabili poco prima.

Una volta la Guida era una scelta di vita legata all’ambiente di origine (i valligiani di molte rinomate località montane sono figli e padri di Guide) e tramandata nel tempo, oppure  una scelta di professionismo tout court che permetteva a chi la faceva di ricavare il massimo dalla frequentazione della montagna, quindi non solo accompagnare i clienti, ma poter svolgere tutte le attività economiche connesse al mondo montano.

Oggi ci sono giovani che fanno dell’Alpinismo Accademico di altissimo livello e diventano guide perché non trovano lavoro ed allora pensano di applicare la loro capacità ad una attività che gli permetta di vivere, senza rinunciare al piacere di salire le montagne.

Se li vediamo però nella completezza della loro attività alpinistica, non disdegnano di salire vie nuove, di fare ascensioni con amici, non per guadagnare ma per il piacere e la soddisfazione di farlo, e molti di loro, ancorché guide, partecipano attivamente ai nostri Convegni.

La modifica del regolamento, approvata con circa il 70% dei voti a favore (era necessaria la maggioranza dei 2/3) permette al socio Accademico che diventa Guida di rimanere a tutti gli effetti socio purchè lo richieda espressamente.

Ci è sembrato indispensabile mettere questa condizione perché, crediamo, serve ad esprimere la volontà del socio di continuare a praticare, quando possibile, un alpinismo “Accademico” , pur nell’ambito di una attività lavorativa affine per caratteristiche.

Questa modifica non è quindi una porta d’ingresso per le Guide, ma è un modo per tenere vicini dei soci che vivono ancora momenti di alpinismo accademico e possono ancora dare il loro contributo.

Il Consiglio è consapevole che questa modifica ha turbato molti Accademici che volevano si mantenesse  una netta distinzione, morale e di fatto, tra Accademico e Guida, e non è stato facile prendere la decisione di proporre la modifica all’Assemblea dei Soci.

Me è bene ricordare che ideali ed etica dell’ Accademico non vengono minimamente toccati, e restano il nostro carattere distintivo. 

Qualcuno  dice che i soci fondatori di 110 anni fa si rivolteranno nella tomba…io non credo, anche perché oggi si parla da parte di tutti della necessità di cambiare la costituzione italiana e nessuno immagina  che i padri costituenti si rigireranno nella tomba per questo.

Comprendere i cambiamenti dei tempi facendo in modo di non esserne travolti, ma senza stravolgere la propria identità è un dovere di tutti ed è con questo spirito che il Consiglio Generale ha proposto e l’Assemblea Generale dei soci ha ratificato la modifica dello statuto del CAAI. 

                                                                                    Giacomo Stefani

  Presidente Generale Club Alpino Accademico Italiano