CAAI

Club Alpino Accademico Italiano
Mercoledì, 28 Dicembre 2016 19:06

“Quello che Casimiro ha fatto in Patagonia può benissimo essere ripetuto altrove, quando un certo ambiente di montagna entra di prepotenza nel cuore e riesce facile spendere tutto per esso”

Renato Frigerio

Martedì, 06 Dicembre 2016 22:25

Il Bivacco Ettore Canzio è situato alla quota di 3.818 mt,
all’estremità orientale del Colle delle Grandes Jorasses, tra la Calotte de
Rochefort e la Punta Young delle Grandes Jorasses.

Appartiene al Club Alpino Accademico Italiano e ricorda
Ettore Canzio, fondatore e primo presidente del CAAI. Venne posizionato nel
1961, al posto di un precedente bivacco (Bivacco Città di Monza) installato nel
1950 e misteriosamente precipitato sul versante italiano poco più di un anno
dopo.

E’ un classico bivacco a botte, in legno rivestito di
lamiera, con base di 3 x 3 mt e altezza max di 3,5 mt e può ospitare 8 persone
su tavolato con materassi e coperte.

DSCN9205

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DSCN9259

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Un tempo raggiungibile con percorso complesso e non facile
dal Ghiacciaio di Plampincieux per il versante Sud, viene ora raggiunto
esclusivamente dal Rifugio Torino attraverso la Cresta di Rochefort, per
continuare il giorno successivo con la Cresta Ovest delle Grandes Jorasses, che
si attacca giusto dietro il bivacco. La traversata Cresta di Rochefort-Cresta
Ovest della Grandes Jorasses è una delle più classiche ascensioni dell’intero
gruppo del Monte Bianco, straordinariamente panoramica e di moderata difficoltà
su terreno misto, per quanto impegnativa per lunghezza, quota e severità
dell’ambiente.

DSCN9213

DSCN9191

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DSCN9184

 DSCN9240

Il Bivacco, che rappresenta un punto d’appoggio di
particolare utilità e importanza sotto il profilo della sicurezza delle cordate
impegnate nella traversata, è stato oggetto di lavori di manutenzione
straordinaria già nel 2012 e poi nel 2016. Una squadra composta dal socio Carlo
Barbolini, dal socio e guida alpina Beppe Villa coadiuvati da Claudia
Baldini e Carlo Matteucci, ha effettuato in ottobre lavori di consolidamento
della massicciata basale e rifissaggio di parti della copertura in lamiera
zincata. Il bivacco è stato anche verniciato esternamente con prodotto
specifico anticorrosivo bicomponente con catalizzatore. E’ stato scelto il
colore RAL 6037 (verde intenso) che assicura particolare resistenza ai fattori
ambientali e maggiore visibilità al bivacco anche in condizioni meteo avverse.

 

 

 

Sabato, 03 Dicembre 2016 21:07

 

Sabato 19 novembre 2016 Palazzo Ducale a Genova ha ospitato
i lavori del Convegno Nazionale CAAI, organizzato dal Gruppo Occidentale.

Il tema del Convegno

AVVENTURA E ALPINISMO – ESPERIENZE A CONFRONTO

è stato sviluppato da una nutrita schiera di relatori qualificati alpinisti, navigatori/alpinisti, speleologi, ciclisti alla ricerca delle radicicomuni dell’avventura che lega le svariate discipline che mettono l’uomo di fronte alle grandimanifestazioni della natura.

Di seguito l’incipit degli interventi, che potete leggere in un sunto più completo scaricando il PDF allegato.

MOTIVAZIONE AVVENTURA

ANDREA GIORDA
introduce nel vivo dell’argomento del convegno, illustrando i tratti della suaavventura in montagna, iniziata circa 45 anni fa e li confronta con quantoaccade oggi. Quello che allora era scontato (alpinismo=avventura) oggi forse non lo è più tanto…

AVVENTURA COME VIAGGIO ISTINTUALE

ALESSANDRO GOGNA
parla del pericolo che la nostra società moderna distrugga e cancelli l’avventura. Si parla già da qualche anno della sicurezza perseguita, quasi imposta e proposta come necessaria in ogni angolo dalla nostra cultura, fin da bambini, sicurezza che diventa incombente e quasi ossessiva…

UN’IDEA DI AVVENTURA

PATRICK GABARROU

sottolinea come l’avventura sia essenzialmente l’esperienza interiore di essere un po’ lontano da tutto e questa sensazione intima, quasi intimistica, si può vivere anche in esperienze tecnicamente non difficili…

AVVENTURA E SICUREZZA, UNA RELAZIONE PROBLEMATICA

MARCO GERI

Traccia un paragone e cerca le analogie tra l’avventura che si vive in montagna e l’avventura delle grandi traversate oceaniche. Di recente una rivista nautica specializzata ha paragonato una grande regata transoceanica alla conquista dell’Everest…

L’AVVENTURA IN PUNTA DI PEDALI

GRAZIA FRANZONI e MARCO BERTA

Grazia e Marco, affermati ciclisti, si collegano materialmente all’alpinismo introducendo una breve panoramica delle salite ai seimila delle Ande con avvicinamento in bicicletta, un modo per avvicinarsi con
più consapevolezza ed entrare in sintonia con la montagna…

LA SPELEOLOGIA, ULTIMA ESPLORAZIONE

SIMONE BAGLIETTO

Andare in grotta è una disciplina molto complessa e faticosa, ma ti da molto. Andare in grotta è forse una delle più profonde esperienza di avventura che si possano vivere oggi…

GIANNI CALCAGNO – STILE AVVENTURA

MARCO SCHENONE

Marco Schenone ricorda la figura del grande alpinista ligure Gianni Calcagno, rievocando con immagini inedite del Tirich Mir (7.705 mt, in territorio pachistano) che Gianni salì con Machetto nel 1975 per ben due volte nel giro di pochi giorni…

ORIZZONTALE-VERTICALE, LA FORZA DELLA DIFFERENZA

MANRICO DELL’AGNOLA

trae spunto dalla traversata della Groenlandia Est/Ovest effettuata nel 2000 con la moglie Antonella Giacomini, con l’esordiente M. Portrandolfo e Giuliano De Marchi per mettere a confronto l’avventura che si vive nelle grandi scalate e quella che si vive in una grande traversata artica…

L’AVVENTURA COME IMPEGNO SOCIALE – GUIDO ROSSA

SABINA ROSSA

Sabina, figlia del socio accademico Guido Rossa ucciso a
Genova nel 1979, traccia un breve ricordo del padre…

 

 

 

 

Giovedì, 17 Novembre 2016 19:08

Ignazio Piussi, alpinista dalla forza leggendaria e dal carattere aspro come le sue montagne, viene raccontato in due articoli comparsi sull'Annuario CAAI a firma di Cirillo Floreanini e Alberto Rampini.

Ignazio Piussi libro

Ignazio Piussi ONLUS

 

 

 

Martedì, 15 Novembre 2016 19:34

 

Roberto Osio, valente alpinista lombardo, fu Presidente del Gruppo dei Ragni e Presidente del Club Alpino Accademico dal 1978 al 1990.

Martedì, 15 Novembre 2016 11:55

 

La creatività è il nostro impegno verso la bellezza, qualcosa che nasce dal profondo e porta un dono al mondo e lo rende più bello.

Ed è proprio la spinta creativa che ognuno di noi deve ricercare in se stesso che ha condotto me ed i miei compagni di cordata a progettare l’apertura
di nuove vie in territorio Corso. Per questo progetto, importante ed ambizioso al tempo stesso, sentivamo il bisogno di individuare delle pareti che
rispondessero a ben precise caratteristiche....

Scarica le relazioni e gli schizzi.

 

Quota 1478 Dove danza la Luna Gianni sul 12 tiro di 5b

Monte Cavallare 1736 m

 

 

Monte Bertonze 1706 m

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martedì, 15 Novembre 2016 11:16

 

Il racconto della piccola spedizione alpinistica di Giovanni Pagnoncelli e Marcello Sanguineti (CAAI, Gruppo Occidentale) nel massiccio di Ala Archa (catena montuosa di Ala Too, Tien Shan Kirghizo). Il bilancio: tre vie nuove, aperte in stile rigorosamente trad (nessun uso di spit, né con trapano né a mano), due delle quali su vette che erano ancora senza nome.

Vedi al link l'articolo su Planet Mountain, che segue quello già pubblicato sul nostro sito nella sezione "RELAZIONI"

 

http://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/spedizione-tien-shan-2016-esplorazioni-e-vie-nuove-nel-massiccio-di-ala-archa.html

 

 

Lunedì, 07 Novembre 2016 18:30

L'assemblea autunnale 2016 del Gruppo Orientale CAAI si terrà il giorno 4 dicembre nella sede CAI di Padova, in Via
Giovanni Gradenigo n° 10.

Allegato l'estratto della lettera di convocazione, che verrà spedita a tutti i soci del Gruppo.

 

 

 

Mercoledì, 12 Ottobre 2016 22:58

CONVEGNO NAZIONALE CAAI - GENOVA 19/20 NOVEMBRE 2016

 

L’Alpinismo è da sempre Avventura, ed alcune sue forme lo sono al massimo livello.
Ma cosa significa Avventura nell'era di internet, dei telefoni satellitari, del gps ?
E quali le implicazioni etiche dell'Avventura oggi, cosa è lecito e cosa invece ne travalica l’essenza ?
Un confronto tra gli Accademici allargato ad altre esperienze, per cercare la chiave di lettura di una passione comune.

 

Cari amici e colleghi

vi confermo che che al convegno di Genova del prossimo
sabato abbiamo il piacere di avere con noi uno degli alpinisti più
rappresentativi della scena mondiale PATRICK GABARROU.

Nonostante i suoi impegni, di guida e conferenziere ha
scelto di venire al nostro convegno come segno di eccellenza.

Mi ha già mandato il suo bel video del Cervino, la sua
ultima impresa, e farà un intervento sull'Avventura appositamente per noi.

Non da meno sono tutti gli altri relatori, il cui elenco è ricco
e vario.

Mi auguro che in molti sarete presenti per questo
appuntamento annuale che negli ultimi anni ha visto un crescendo di interesse
grazie allo sforzo ideativo e organizzativo di tutti i Gruppi lo hanno
organizzato.

Il CAAI vive di partecipazione...a presto

gabarrou

 

Giovedì, 06 Ottobre 2016 22:05

Relazione sulla spedizione “Tien Shan 2016”
Membri: Giovanni Pagnoncelli (CAAI, Gruppo Occidentale)
Marcello Sanguineti (CAAI, Gruppo Occidentale)
Periodo: 4-28 agosto 2016
Gruppo montuoso: Tien Shan Occidentale. Catena: Ala Too. Massiccio: Ala Archa.

 

Rientrati il 28 dal Kirghizistan, non possiamo che ritenerci soddisfatti della spedizione "Tien Shan
2016" Nonostante un meteo che ha messo a dura prova la nostra determinazione, “portiamo a casa”
tre vie nuove, aperte in stile rigorosamente trad (nessun uso di spit, né con trapano né a mano), nel
massiccio di Ala Archa (catena di Ala Too, Tien Shan Occidentale). Due di queste sono su vette che
erano ancora senza nome.
Ringraziamo il CAAI per il patrocinio e il supporto concessi, visto il carattere esplorativo della nostra
piccola spedizione.

Popolazioni nomadi del Kirghizistan 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Popolazioni nomadi del Kirghizistan 3


Cronologia


Giovedì 4 agosto. Partenza dall’Italia.
Venerdì 5. Arrivo a Bishkek e trasferimento in hotel.
Sabato 6. Ultimi preparativi a Bishkek e organizzazione dei portatori.
Domenica 7. Trasferimento da Bishkek ad Ala Archa.
Lunedì 8. Trekking da Ala Archa al Campo Base (CB; circa 3400 m)
Martedì 9. Apertura della via “Crêuza de Mä” (550 m, 6a+) sulla parete ovest del Baichechekey Peak
(4515 m), lungo una linea che avevamo individuato in Italia studiando la documentazione in nostro
possesso. Discesa a piedi lungo la via normale. Si tratta dell’unica giornata di tempo buono dalla
mattina alla sera incontrata durante la spedizione (si veda la sezione “Note”).
Mercoledì 10. Riposo.
Giovedì 11. Esplorazione visiva delle pareti sull’Uchitel Glacier, con raccolta di documentazione
fotografica generale e di dettaglio (teleobbiettivo). Individuazione di una linea su una vetta senza
nome lungo la linea di cresta Ratzek Peak (3980 m) - Korona Peak (4840 m), vetta da noi battezzata
“Chiavari Peak” (4145 m). Apertura dei primi tre tiri. Discesa in doppia su calate da noi attrezzate.
Materiale lasciato sotto un masso sull’Uchitel Glacier e ritirata col maltempo al CB.
Venerdì 12. Maltempo (pioggia al CB e neve in alto). Attesa al CB.
Sabato 13. Risalita al termine del terzo tiro della via sul Chiavari Peak e termine della via. Maltempo
con neve sugli ultimi due tiri. Discesa in doppia su calate da noi attrezzate sulla via e rientro con
neve e pioggia al CB. La linea è esteticissima, ma si svolge su roccia caratterizzata da lunghi tratti
instabili e di difficile protezione. Questo ha suggerito il nome “Roulette Kirghiza” (330 m, 6c/A1).
Domenica 14. Maltempo (pioggia e grandine al CB, neve in alto). Attesa al CB. Studio con
teleobiettivo delle pareti fra Uchitel Peak (4527 m) e Baichechekey Peak (4515 m). Individuazione
di una linea di salita sulla I Torre (4020 m) del Pilastro Uchitel, con partenza su una candela stile
satelliti del Monte Bianco e continuazione in cresta.

Tracciato via sul Chiavari Peak 1 1280x960

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SullUchitel Glacier 2


Lunedì 15. Spostamento del materiale con creazione di due depositi: uno sull’Uchitel Glacier (D1),
ai piedi dei pilastri ovest del Semionova Tien-Shanskogo Peak (4895 m), l’altro (D2) sotto il Pilastro
Uchitel. Ulteriore esplorazione visiva delle pareti sull’Uchitel Glacier, con raccolta di
documentazione fotografica generale e di dettaglio (teleobbiettivo).
Martedì 16. Spostamento del materiale da D1 ai piedi del Pilastro Uchitel.
Mercoledì 17. Maltempo, con neve fino alla quota del CB. Preparazione di alcuni cunei di legno, per
sopperire alla mancanza di friend oltre il Camalot #5, in previsione dell’utilizzo su una fessura molto
larga nella prima parte della salita alla I Torre del Pilastro Uchitel, evidenziata dallo studio delle foto
con il teleobiettivo.
Giovedì 18. Salita dei primi tre tiri sul Pilastro Uchitel, lungo una struttura da noi battezzata
“Chandelle dell’Uchitel”, visti la forma, la verticalità e lo stupendo granito fessurato. Due cunei di
legno si rivelano utili nella fessura fuori misura del terzo tiro. Discesa su doppie da noi attrezzate.
Lasciamo le corde sui tre tiri, per la successiva risalita in jumar e il completamento della via.
Venerdì 19. Le nevicate ci costringono a rivedere i nostri piani, abbandonando il progetto di una
salita sui pilastri ovest del Semionova Tien-Shanskogo Peak. Risaliamo quindi al deposito D1, ai piedi
del Semionova Tien-Shanskogo Peak, e spostiamo tutto il materiale al D2, sotto il Pilastro Uchitel.
Questo anche in funzione del fatto che la via iniziata il giorno precedente sulla Chandelle dell’Uchitel
ci sembra più complessa di quanto previsto e abbiamo bisogno di ulteriori friend e nut.
Sabato 20. Esplorazione visiva delle pareti sulla prima parte dell’Ak-Say Glacier, con raccolta di
documentazione fotografica generale e di dettaglio (teleobbiettivo). Dalle 11 fino al primo
pomeriggio maltempo, poi il sole asciuga le pareti. Per l’indomani si prospetta quindi la possibilità
di terminare la via sul Pilastro Uchitel, esposta a ovest.

Via Creuza de Ma sul Baichechekey 3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Domenica 21. Risalta con le jumar delle fisse lasciate sulla Chandelle dell’Uchitel e apertura di altri
sette tiri, fino alla Prima Torre del Pialstro Uchitel, da noi battezzata “Tower Gymnica 2000”. Neve
durante gli ultimi tiri e durante la discesa. Calate su doppie da noi attrezzate nel canale fra Pilastro
Uchitel e Baichechekey Peak. Visto che la nostra permanenza al CB le previsioni ricevute via sms
satellitare venivano regolarmente inattese e l’unica cosa da fare per avere un’idea del tempo era
“guardare fuori dalla tenda”, abbiamo battezzato la via www.lookoutofthetent.com (360m, 6c/A0).
Lunedì 22. Maltempo. Attesa al CB. La sera nevica significativamente anche alla quota del CB.
Martedì 23. Al nostro risveglio, ci rendiamo conto che la neve caduta e le temperature sensibilmente
diminuite non ci consentirebbero realisticamente di portare a termine un altro obiettivo nei tre
giorni rimanenti – visto il tempo necessario a pulire le pareti. Questo anche tenendo conto del fatto
che avevamo considerato la possibilità di aprire una quarta via ancora su una parete ovest: tale
esposizione richiede tempo per liberarsi della neve caduta e asciugare (come riportato nelle “Note”,
abbiamo riscontrato che la roccia migliore si trova sulle pareti ovest). A ulteriore supporto della
nostra decisione, nella mattinata riprendono le precipitazioni anche alla quota del CB. Decidiamo
quindi di anticipare il rientro a Bishkek. Scendiamo con due portatori e lasciamo il resto del materiale
al CB.
Mercoledì 24. Invio di tre portatori al CB per portare a valle il materiale rimanente.
Giovedì 25 – Venerdì 26. Viaggio nella steppa e visita delle yurte dei nomadi.
Sabato 27. Giornata trascorsa a Bishkek, con visita del bazar.
Domenica 28. Rientro in Italia.
Riassunto dell’attività alpinistica ed esplorativa
- Esplorazione visiva delle pareti rocciose lungo l’Uchitel Glacier e l’Ak-Say Glacier, con
raccolta di documentazione fotografica generale e di dettaglio (teleobbiettivo).
- Apertura della via “Crêuza de Mä“ sulla parete ovest del Baichechekey Peak (4515 m): 550m,
6a+. Discesa a piedi sulla via normale. La via segue dapprima un sistema di fessure di mano,
poi diedri accennati, quindi una cresta.
- Apertura della via “Roulette Kirghiza”, per ora unica via esistente sulla parete est della punta
da noi battezzata “Chiavari Peak” (4145 m): 330m, 6c/A1. Abbiamo attrezzato la linea di
doppie sulla via. La linea segue dapprima una “splitting crack”, poi un diedro, quindi un
sistema di risalti porta alla base dei tiri in un imponente diedro in parete strapiombante, che
termina in una grotta. Aggirando quest’ultima, lungo una rampa/diedro si arriva in vetta.
Linea esteticissima, ma purtroppo su roccia caratterizzata da lunghi tratti instabili e di difficile
protezione.
- Apertura della via “www.lookoutofthetent.com”, sulla Prima Torre (4020 m) del Pilastro
Uchitel, da noi battezzata “Tower Gymnica 2000”: 360 m, 6c/A0. Abbiamo attrezzato la linea
di doppie sul canale fra Pilastro Uchitel e Baichechekey Peak. La via si sviluppa dapprima sulla
struttura da noi chiamata “Chandelle dell’Uchitel”, per la sua similitudini con alcune
strutture rocciose del M. Bianco, con tiri in fessura (mano, poi mano-pugno, poi fuori misura.
Una curiosità. Dopo che Pagno aveva individuato una stupenda linea di fessure sulla cresta
del Pilastro dell'Uchitel, ci siamo resi conto che uno dei tiri avrebbe richiesto di scalare una
off-width da proteggere con Camalot #6 e oltre, tipo Big Bro e Gipsy. Purtroppo, non
avevamo nulla del genere: la nostra dotazione arrivava fino al Camalot #5. Combinando
l'ingegno ossolano e quello ligure, abbiamo optato per "la soluzione degli antichi": abbiamo
fabbricato alcuni cunei di legno, da usare come protezioni nell'off-width. La via continua poi
in cresta, superando i tratti più verticali lungo fessure e camini.
Note


Osservazioni generali

Via www.lookoutofthetent.com sulla Tower Gymnica 2000 12

Le nostre aspettative su questo luogo erano diverse da quanto riscontrato,
per vari motivi. Da un lato, sapevamo di trovarci in un gruppo montuoso requentato da local e da
Russi (dove “frequentato” è da intendersi rispetto alla limitatissima frequentazione di altre
montagne del Kirghizistan…), grazie alla relativa vicinanza alla capitale Bishkek. In particolare,
eravamo a conoscenza dell’attività alpinistica russa su misto in Ala Archa. Anche tenuto conto del
periodo (agosto), avevamo immaginato la presenza di altri alpinisti impegnati su roccia. In realtà,
quest’area si è rivelata meta estiva quasi solamente per turisti che vogliano salire in giornata ad
ammirare un ghiacciaio, escursionisti che vogliano raggiungere facilmente i 4000 metri dell’Uchitel
Peak (4527 m) e alpinisti classici attirati da vie normali su cime glaciali. Eccetto due sole cordate
incontrate su quella che, probabilmente, è la via di roccia “più frequentata” (come sopra, il termine
“frequentata” è da prendere con le pinze) del gruppo (Schwaba, sul Baichechekey Peak), durante la
permanenza non abbiamo incontrato persone con obiettivi alpinistici degni di tale nome: neppure
ripetizioni, figuriamoci apertura di vie. Per questo motivo, l’approccio alpinistico si è fatto più
impegnativo rispetto a quanto ci saremmo aspettati e ci siamo sempre mossi in totale isolamento.
Inoltre, le condizioni meteorologiche ci hanno obbligati a un logorante “gioco di strategia”, per
cercare di aggirare il brutto tempo e ottimizzare la scelta dei momenti. Questo ad eccezione della
prima salita, in cui abbiamo incontrato bel tempo tutto il giorno, senza sapere che sarebbe stata un
unicum durante la nostra spedizione. Ci è poi risultato chiaro perché l’indomani un local ci disse più
o meno queste parole: <<sono sedici anni che visito questo massiccio e non ho mai visto prima una
giornata bella e stabile come ieri!>>… Da allora in poi, i pomeriggi di ogni giorno della nostra
permanenza erano caratterizzati da qualche ora di precipitazioni (pioggia e/o grandine e/o neve),
che iniziavano in un orario compreso fra le 12 e le 16.


Meteo

I siti meteo che ci sono stati segnalati dai local come più significativi per la zona si sono
rivelati estremamente inaffidabili, con previsioni spesso in esplicito contrasto con quanto accadeva,
anche nell’arco delle 24 ore. Ciò ha reso la pianificazione delle salite praticamente impossibile, e
costringendoci più volte a scalare con pioggia e/o grandine e/o neve. Durante tutto il periodo
abbiamo sperimentato solo una giornata di bello dalla mattina alla sera. Il pattern meteo tipico è
stato questo: bello la mattina, pioggia/neve a partire da un orario compreso fra le 12 e le 16,
cessazione dei fenomeni dopo due o tre ore, ma con alternanza di nubi e foschia. Questo ci ha
costretti, ad esempio, ad attendere alcuni giorni per completare la via sul Pilastro dell’Uchitel,
esposto a ovest, che continuava a innevarsi il pomeriggio e a non asciugare in tempo per la mattina
successiva, seguita da una nuova perturbazione pomeridiana. Tale andamento meteorologico ci ha
indotti a rinunciare ai tentativi di apertura di una linea sui pilastri ovest del Semionova Tien-
Shanskogo Peak, continuamente “sporchi” a causa delle continue nevicate.
Va anche ricordato che, a detta dei local, l’estate 2016 è stata caratterizzata da maltempo e copiose
nevicate in molte zone del Tien Shan.


Roccia

Granito. Su alcune pareti, principalmente quelle esposte a ovest, di ottima qualità (stile
satelliti del Monte Bianco). Su altre, tipicamente quelle a est, caratterizzato da strutture instabili.
Stile di apertura trad. Abbiamo aperto le vie utilizzando solo protezioni veloci (friend e nut) e chiodi.
Nessun uso di spit, né con trapano né a mano.


Materiale utilizzato

Cunei usati sulla via www.lookoutofthetent.com sulla Tower Gymnica 2000

 

Chiodi di vario tipo; 3 serie di friend fino al #3; due friend #4; un friend #5; 1
serie e mezza di micro-friend; cunei di legno (“corrispondenti” a #6 e “ipotetico” #7); 1 serie di nut;
1 serie di micro-nut; 1 serie di offset nut; 1 serie di offset micro-nut; due mezze corde (ne avevamo
due coppie); 60 metri di cordino di kevlar di diametro 6 millimetri, usato come corda di servizio
(recupero sacco e/o emergenza per calate), vista la situazione di “isolamento alpinistico”; 4 jumar.


Altre possibilità di apertura

Per quanto riguarda la roccia pura, a valle della nostra esplorazione
delle pareti riteniamo che vi siano altre interessanti possibilità di apertura, far le quali evidenziamo
le seguenti.
- Cresta ovest integrale del Pilastro dell’Uchitel, di cui la nostra via
www.lookoutofthetent.com percorre la prima parte.
- Un evidente ed estetico pilastro sul versante nord della cresta di cui sopra (ben visibile dal
CB).
- Parete ovest del Baichechekey Peak: è molto estesa e vi sono attualmente poche vie su
roccia, di cui una è la nostra, ma se possono aprire altre, su ottimo granito.
- Pilastri sud dello Skriabina Peak (4753 m).
- Pilastri ovest del Semionova Tien-Shanskogo Peak (4895 m); sono attualmente relazionate
solo tre vie e vi è spazio per altre.
- Spigolo ovest del punto quotato 4692 m sulla cresta che collega il Korona Peak al Semionova
Tien-Shanskogo Peak.
Va inoltre ricordato che il massiccio si presta moltissimo all’attività su misto, ovviamente in altri
mesi dell’anno. Dalla documentazione in nostro possesso e dagli scambi di opinioni con i local,
ci risulta che siano numerose le linee su misto aperte, nella stragrande maggioranza dei casi da
alpinisti russi (o comunque dell’ex-URSS). Questo non stupisce, visto che gli alpinisti sovietici
sono sempre stati molto attivi particolarmente su misto. Ciò non significa che non vi siano
possibilità di apertura su misto, ma su queste siamo meno documentati in quanto i nostri
obbiettivi erano su roccia pura.


Bibliografia

Abbiamo reperito informazioni da:
- articoli pubblicati sull’AAJ (American Alpine Journal), alcuni dei quali segnalatici dal CISDAE;
- alcune foto forniteci dall’Ak-Sai Agency di Bishkek;
- siti web russi;
- Kyrgyz Alpine Club.


Cartografia


- Carta 1:50.000 Kyrgyzstan – A Climber’s Map and Guide dell’American Alpine Club.
- Carta molto approssimativa del Kyrgyz Alpine Club.
Documentazione fotografica. La corposa documentazione fotografica è a disposizione di chi ne
faccia richiesta.
Le informazioni sull’attività alpinistica portata a termine saranno rese
disponibili all’American Alpine Journal, al Kyrghiz Alpine Club e all'Annuario CAAI, che ha patrocinato la spedizione.

 

Sabato, 01 Ottobre 2016 22:48

 

Nel mese di settembre 2016 il socio Carlo Barbolini, aiutato da Claudia Baldini, Brenno Diegoli e Omar Scarpellini, ha effettuato lavori di manutenzione straordinaria al Bivacco Hess.

Il bivacco, che sorge arroccato come un nido d'aquila nei pressi del Col de l'Estellette in alta Val Veny, venne ideato e posizionato da Adolfo Hess, uno dei soci fondatori del CAAI, nel 1925. Nonostante l'età, si presenta oggi ancora adeguato ad offrire spartana ospitalità con 4 materassini a cellule chiuse e 8 coperte.

Lavori effettuati:

> montaggio chiusura della porta est/int

> montaggio "incontro" del paletto di chiusura

> asporto delle due finestre esterne deteriorate

> montaggio lamiere alluminio preverniciato davanti e dietro al posto delle finestre deteriorate

> rifacimento massicciata angolo ant sx vista frontale

> montaggio tubo areazione preassemblato con tappi lamiera forata per impedire ingresso animali e staffa di fissaggio

> rimessi fissaggi mancanti delle lamiere di contorno con rivetti a strappo

> pulizia del bivacco e asporto della nettezza presente dentro e fuori

> Montaggio tettino sopra alla porta in alluminio preverniciato

> Sigillatura mediante sikaflex del tubo di areazione, della lamiera di alluminio e di altre parti soggette ad infiltrazione acqua

> lasciata scopa e libro nuovo del bivacco